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editoriale

Cosa significa fare un festival di cinema, a Palermo, nel 2014? Bisogna partire da questa domanda per presentare laquarta edizione del Sicilia Queer.Fare un festival significa per noi provare a tracciare un gesto,avere l’ambizione di lasciare un segno. Quando questo progettoè cominciato, ormai cinque anni fa, il Cinema De Seta deiCantieri Culturali alla Zisa non esisteva. O meglio: esisteva maera chiuso, né si pensava che sarebbe stato possibile riaprirlo.Oggi la quarta edizione del Sicilia Queer avrà luogo proprio inquel cinema che già da un paio d’anni abbiamo cominciato aconoscere, frequentare e programmare – insieme a tanti altri,enti e associazioni, che continuano a difendere la possibilità divisioni alternative.Che ne è del Cinema De Seta, a due anni dalla riapertura?

È uno spazio utilizzabile, e prima non lo era: è già qualcosa, manon abbastanza. Per questa ragione abbiamo voluto fortementeportare il festival in questo luogo: per contribuire ad affermarnecon forza la necessità, per ribadirne pubblicamente l’urgenza. Inun quartiere come quello della Zisa, teatro ancora quest’anno disanguinosi fatti di mafia, un luogo come i Cantieri Culturali puòrivestire un ruolo chiave nella crescita civile della città. Una cittàche troppo spesso predilige un manicheismo di superficie aun’analisi attenta dei dati reali, dimenticando che il discorso suidiritti e quello sulla giustizia sociale non possono essere tenutiseparati. Il dramma dei senza casa a Palermo e la questione dellavoro, ma anche il ruolo che le scuole possono avere nell’educazionealla vita democratica, al rispetto delle diversità e dunquea un cambiamento reale della società sono troppo spesso argomentida campagna elettorale e non effettiva esigenza quotidiana(di tutti i cittadini prima ancora che dei politici).Per un bambino che abita alla Zisa, ma anche per un bambinoche abita a San Lorenzo, a Sferracavallo o al Politeama,ancora oggi dichiarare la propria omosessualità può essereun tabù insopportabile per la famiglia. La strada dell’omologazioneè sempre più semplice di quella dell’autonomia, ed èevidente quanto questo possa dirla lunga su una società in cuiil controllo del territorio è ancora silenziosamente e poderosamente in mano a strutture para-statali. Ecco allora la necessità,mente in mano a strutture para-statali. Ecco allora la necessità,per chi impiega tempo e risorse in un progetto culturale ambizioso,di confrontarsi anche con questa realtà – sotto pena dirisultare ciechi. [...]

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What does it mean setting up a film festival in Palermo, inWhat does it mean setting up a film festival in Palermo, in2014? We should pose ourselves this question in order to introduceSicilia Queer’s fourth edition.To us, setting up a festival means trying to outline an actionplan, having the ambition to leave a mark. When this project started,five years ago, the Cinema De Seta in the Cantieri Culturalialla Zisa didn’t even exist. Or better yet, it did exist but it wasclosed, and no one thought it would ever be reopened. This year,Sicilia Queer’s fourth edition will take place in the same cinemawhose activities, these last few years, we have learnt to know,live and programme – together with many other corporationsand associations that have at heart the defense of alternativevisions.Today, two years after its reopening, what has become of CinemaDe Seta? It is a usable location, whereas it wasn’t before:it is something, but not enough. This is why we strived to set upthe festival here: to publicly denounce and reiterate the urgentneed for the existence of such a location. In a neighborhoodsuch as the Zisa (still scene of bloody mafia-related crimes), aplace like Cantieri Culturali can play a key role in the city’s civilgrowth. A city that too often chooses a superficial Manichaeismover a thorough analysis of true facts and forgets that the twomatters of rights and social justice cannot be separated. The tragedyof the homeless in Palermo and the employment issue, butalso the role schools can play in the education to a democraticlife, to the respect of diversity and therefore to a true change insociety are too often restricted to political campaigns and arenot, as they should be, an everyday demand (from citizens evenbefore than politicians). [...]

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