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editoriale

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Il Sicilia Queer filmfest viene da lontano. Mai comeIl Sicilia Queer filmfest viene da lontano. Mai comequest'anno il nostro festival si presenta come l'esito di unlungo percorso, di tanti anni di riflessione attorno (dentro efuori) al cinema contemporaneo, con uno sguardo sempre piùcurioso motivato da una certa insoddisfazione verso l’esistentee dalla volontà di spingersi oltre. La settima edizione delSicilia Queer è il frutto di tutti questi anni anche se nasce piùconcretamente a Lisbona – dove lo scorso settembre siamostati invitati alla ventesima edizione di Queer Lisboa – e trovaun suo compimento a Nizza – dove abbiamo partecipato allanona edizione dei Rencontres Cinématografiques In & Out.Ma passa anche dalle cose che abbiamo visto e dalle personeche abbiamo incontrato a Parigi, Berlino, Milano, Torino,Bergamo, Manchester, Salonicco, Potenza e in altri luoghi diuna geografia sempre più estesa che fa di Palermo un punto direlazione con l'Europa e non solo.Il festival a cui lavoriamo con passione dal 2010 è oggi,come speravamo, un luogo di dialogo e di confronto trapersone interessate non soltanto all'ambito del cinema, o aquello della storia e della cultura lgbt, ma uno spazio per tuttiquelli che sentono la necessità di oltrepassare le etichetteper provare a stare nel proprio tempo con uno sguardo liberoe critico. Quando oggi decidiamo di ragionare sull'eredità del1977, a quarant'anni di distanza, lo facciamo tenendo insiemela dimensione cinematografica e quella politica, l'orizzonteculturale e quello militante. È qui che si incontrano figure cheoggi sembrano dimenticate, storie che sono state spazzatevia da tempi improntati a una certa rassegnazione. Per questosiamo convinti della necessità di riparlare di Marco Ferreri (nelventennale della morte) e di Guy Hocquenghem, del FUORIe del FHAR, delle lotte dei movimenti delle donne e degliomosessuali che rappresentavano avanguardie politiche toutcourt, nell’Italia e nella Francia di quegli anni. Ragionare suquesti gesti di dissidenza aiuterà forse a comprendere meglioun presente che non lascia presagire un avvenire florido: l'elezione di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti,l'elezione di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti,l’avanzata dei movimenti populisti in tutta Europa non devonoportare a tornare indietro su diritti acquisiti da molti anni, e chesono il frutto di lotte anche dure. È bene tenere alta la guardiae ravvisare focolai di resistenza nel nostro tempo, perchélottare per una società più giusta non è una moda del passato,ma un dovere per tutte e per tutti.Marcello Cimino aveva 45 anni quando a marzo 2017è stato ucciso per futili motivi, bruciato vivo durante lanotte mentre dormiva per strada, poco lontano dal luogoin cui svolgiamo il nostro festival. Nella stessa città in cuil’emergenza sociale è lungi dall’essere superata continuano glisbarchi di migranti in fuga da condizioni di vita inaccettabili,mentre la reazione dell’Europa ufficiale è sempre piùcaratterizzata da atteggiamenti antistorici e da chiusureinsopportabili, culturali prima ancora che geografiche.Tempi non precisamente festosi, dunque. È possibile faredi un festival – pur nella leggerezza che lo caratterizza – unmomento di riflessione su questi tempi? Crediamo di sì. Unfestival va letto a più livelli. Il livello immediato è quello legatoall'evento contingente, ai nove giorni che trascorriamo insiemetra i Cantieri Culturali alla Zisa e gli altri luoghi in cui si svolge lamanifestazione. Il livello ulteriore e forse più importante è peròquello di un'operazione culturale che vuole attraversare il tempoe lo spazio: è questo lo scopo della produzione di saperi,della condivisione di esperienze, della creazione di incontrie dell'accumulo di materiali (testi, immagini) che proiettano ilSicilia Queer su una dimensione più estesa nel tempo.È questo il terreno in cui una sezione come Eterotopieaccoglie naturalmente le riflessioni del filosofo Georges Didi-Huberman, che ci indica una strada possibile: quella di unasollevazione di fronte a tempi bui. Lo stesso terreno in cuiproponiamo all’attenzione del pubblico un focus sul lavoro diun giovane e talentuosissimo autore come Gabriel Abrantes,o in cui convochiamo a discutere di che cos’è lo sguardosul reale nel cinema contemporaneo critici e autori tra i piùimportanti del nostro tempo, che ragioneranno sul lavoro diClaire Simon, nostra ospite per un workshop che dà il via aun ciclo di Nuove lezioni siciliane sull’esempio di quello che aPalermo negli anni Novanta furono gli incontri con Kiarostami,Ruiz, De Seta, Emmer, Amelio, Wiseman e altri. E ancora,quello in cui Franco Maresco fa esplodere l’identità stessadel trailer di un festival, frantumandolo in una serie a episodiche interroga le tematiche legate alle sessualità in modoanticonformista, originale e politicamente scorretto.La settima edizione del Sicilia Queer dà come sempremolto spazio alla dimensione teorica e di elaborazione: iniziamo con una Summer School internazionale organizzatainiziamo con una Summer School internazionale organizzatain collaborazione con il Cirque (Centro Interuniversitario diRicerca Queer) e finiamo, quasi venti giorni dopo, dentroil festival letterario Una marina di libri, all’Orto botanico diPalermo. Presentiamo insomma un’edizione sempre piùarticolata, che crediamo possa interessare un pubblico ampio.Nel licenziare questo lavoro abbiamo una sensazionechiara: questa manifestazione, che fino a ieri era organizzata daun gruppo di persone appassionate, oltrepassa oggi i singoliindividui che la animano. Il Sicilia Queer ha una realtà e unapresenza che supera le nostre esistenze, la nostra cura e lanostra responsabilità. Se fino a ieri il festival era nostro, oggipossiamo rivendicare con orgoglio che esso è patrimonio dellacittà di Palermo. Scrivere il futuro di questo festival significheràallora contribuire all’attivismo culturale e politico della Palermodel futuro: un compito dal quale non possiamo esimerci.


Sicilia Queer filmfest comes from afar. Ever since thisSicilia Queer filmfest comes from afar. Ever since thisyear, our festival is the result of a long journey, of many yearsof consideration around us (on the inside and on the outside)of contemporary cinema, with an increasingly curious lookmotivated by a certain dissatisfaction with the existing andfrom the will to go further. The 7th edition of Sicilia Queeris the result of all these years, although it arises concretelyin Lisbon – where we were invited, last September, to the20th edition of Queer Lisboa – and finds its fulfillment in Nice– where we participated in the 9th edition of RencontresCinématografiques In & Out. But it also passes from thethings we have seen and from the people we have met inParis, Berlin, Milan, Turin, Bergamo, Manchester, Thessaloniki,Potenza and other places of an increasingly extensivegeography that makes Palermo a point of contact with Europeand beyond.The festival we work for passionately since 2010 is, as wehoped, a place of dialogue and confrontation between peopleinterested not only in the field of cinema, or in the LGBThistory and culture but in a “space” for all those who feel theneed to go beyond the labels to try to be in their time with afree and critical look. When today we decide to think aboutthe legacy of 1977, forty years away, we do so by keepingtogether the cinematic and the political dimension, the culturalhorizon and the militant one. This is where we get to meetfigures that seem to be forgotten nowadays, stories that havebeen swept away by a time of resignation. That is why weare convinced of the need to replicate Marco Ferreri (in thetwenty years of death) and Guy Hocquenghem, of FUORIand of FHAR, of the struggles of women and homosexualswho represented political avant-gardes in Italy and France inthose years. Relying on these dissenting gestures will perhapshelp us better understand a present that does not presume avibrant future: Donald Trump's election to the US presidencyand the advance of populist movements across Europe must not lead back on rights acquired for many years, and whichnot lead back on rights acquired for many years, and whichwere the result of hard struggles. It is good to keep theguard up and to perceive outbreaks of resistance in our time,because fighting for a more just society is not a fashion of thepast, but everyone’s duty.Marcello Cimino was a Palermitan homeless. He was 45years old. In March 2017 he was killed for futile reasons, burnedalive during the night while he slept, not far from where we aredoing our festival. In the same city where social emergencyis far from being overcome, landings of migrants continue toescape unacceptable living conditions, while the reaction ofofficial Europe is increasingly characterized by anti-historicattitudes and unbearable cultural and geographic closures.Times are not exactly festive. Is it possible to make afestival – with the lightness that characterizes it - a moment ofreflection on these times? We believe so. A festival must beread on multiple levels. The immediate level is the one relatedto the contingent event, to the nine days we spend togetheramong the Cantieri Culturali at Zisa and the other placeswhere the event takes place. The further and perhaps mostimportant level is, however, the one of a cultural operation thatwants to go through time and space: this is the purpose ofproducing knowledge, sharing experiences, creating meetingsand accumulating materials (texts , images) that project SiciliaQueer on a larger dimension in time.This is the ground in which it our section Eterotopienaturally welcomes philosopher Georges Didi-Huberman'sreflections, which indicates us a possible path: the one ofan uprising facing bad times. The same ground in which wefocus our attention on the work of a young and talented authorsuch as Gabriel Abrantes, in which we convene to discuss themost important critics of our time on what is the sight of real incontemporary cinema, who will discuss about the work of ClaireSimon, our host for a workshop that starts a cycle of Nuovelezioni siciliane, following the example of Palermo in the 1990swith Kiarostami, Ruiz, De Seta, Emmer, Amelio, Wiseman andothers. And yet, the one in which Franco Maresco explodesthe identity of the trailer of a festival, breaking it into a series ofepisodes that question non-conformist, original and politicallyincorrect sexually-related issues.The 7th edition of Sicilia Queer gives, as always, a lotof space to the theoretical and processing dimension: westart with an international Summer School organized incollaboration with the Cirque (Queer Research InteruniversityCenter) and we finish, almost twenty days later, within theliterary festival Una marina di libri, at the botanical gardenof Palermo. We are, in fact, presenting an increasingly articulated edition, which we believe may be of interest to aarticulated edition, which we believe may be of interest to alarge audience.In dismissing this work we have a clear feeling: this event,which until yesterday was organized by a group of passionatepeople, goes beyond the individuals who animate it today.Sicilia Queer has a reality and a presence that surpasses ourexistences, our care and our responsibility. If until yesterdaythe festival was ours, today we can proudly claim that it isthe heritage of the city of Palermo. Writing the future of thisfestival will then contribute to Palermo's cultural and politicalactivism of the future, which is a task we cannot refrainourselves from.

 

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