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[ita]
All’inizio degli anni Novanta il videoartista canadese Lloyd Wong aveva intenzione di creare un’opera basata sulla sua vita quotidiana da persona sieropositiva, ma la prematura dipartita non gli aveva concesso di completarla. Ci sono voluti più di trent’anni perché adesso potesse prendere una forma compiuta.
Lesley Loksi Chan si fa co-regista del film postumo di Wong attingendo dal suo materiale d’archivio, da anni ritenuto perduto. E ovviamente, da film su una malattia, si approda a un film su un fantasma che abita ogni singola immagine sdoppiandola, deformandola, irruvidendola. Un’opera articolata, affascinante e imprendibile sull’incompiutezza e la frammentarietà, sull’esperienza di un uomo razzializzato, riprodotta nella sua matericità concreta e a distanza da qualsiasi retorica.
[eng]
In the early 1990s, Canadian video artist Lloyd Wong intended to create a work based on his daily life as an HIV-positive person, but his untimely death prevented him from completing it. It took more than 30 years for it to finally take shape.
Lesley Loksi Chan co-directed Wong's posthumous film, drawing on his archive material, long thought lost. And obviously, from a film about an illness, it becomes a film about a ghost that inhabits every single image, splitting it, deforming it, roughening it. A complex, fascinating and elusive work about incompleteness and fragmentation, about the experience of a racialized man, reproduced in its concrete materiality and far from any rhetoric.