UNDER QUEER / 11 maggio 2025
UNDER QUEER progetto realizzato con il sostegno di SIAE e del MiC nell’ambito del programma “Per Chi Crea”
#PerChiCrea / #MinisteroDellaCultura / #SIAE
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Due voci femminili si parlano mentre scorrono davanti agli occhi delle immagini di repertorio. Sono Emilia e Caterina, stanno rievocando i momenti della loro adolescenza negli Anni Cinquanta, commentando le immagini di se stesse, la loro strettissima intesa ma anche i freni che il mondo ha loro imposto.
In una meticoloso lavoro di suono e montaggio, Giulia Cosentino e Perla Sardella immaginano l’incontro impossibile di due anime che non hanno avuto l’occasione di esprimere realmente i loro desideri e la loro interiorità. Le voci fuoricampo diventano così un rapido sogno, le macchie di colore dipinte sui veri home video in bianco e nero, le manomissioni di un passato ingiusto.
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Two female voices speak to each other while archive images scroll before their eyes. They are Emilia and Caterina, they are recalling moments of their adolescence in the Fifties, commenting on the images of themselves, their very close understanding but also the brakes that the world has imposed on them.
In a meticulous work of sound and editing, Giulia Cosentino and Perla Sardella imagine the impossible meeting of two souls who have not had the opportunity to truly express their desires and their interiority. The voiceovers thus become a rapid dream, the spots of color painted on real black and white home videos, the tampering of an unjust past.
UNDER QUEER / 11 maggio 2025
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Il ventenne Yuri si innamora di Agostino, un animatore d’infanzia itinerante. Gli basta questo per abbandonare la noiosa vita di provincia con l’anziana zia e lasciarsi andare in un amore on the road che diventa però presto tormento, co-dipendenza, umiliazione.
Bozzelli è interessato alle dinamiche fassbinderiane di potere che si instaurano fra gli amanti, e Patagonia è una sintesi efficace e volutamente sgradevole di quell’assunto. Nulla ci è risparmiato della corrosiva relazione dei due protagonisti, inscritta dentro un racconto di formazione che deve passare da una serie di prove per dirsi finalmente compiuto. Intanto la regia perlustra entomologica angoli di deserti, anfratti di corpi e fluidi organici, e la pellicola 16mm restituisce la polverosa arena dei sentimenti che è la storia di Yuri e Agostino.
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Twenty-year-old Yuri falls in love with Agostino, a traveling child care entertainer. This is enough for him to abandon his boring provincial life with his elderly aunt and indulge in a love on the road that soon becomes torment, co-dependence, humiliation.
Bozzelli is interested in the Fassbinderian dynamics of power that are established between lovers, and Patagonia is an effective and deliberately unpleasant synthesis of that assumption. We are spared nothing of the corrosive relationship of the two protagonists, inscribed within a coming-of-age story that must pass through a series of tests to finally be considered complete. Meanwhile, the director entomologically explores corners of deserts, crevices of bodies and organic fluids, and the 16mm film returns the dusty arena of feelings that is the story of Yuri and Agostino.
UNDER QUEER / 11 maggio 2025
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Roma. Claudio ha quindici anni e qualcuno gli sta scrivendo in fronte “J’ador” perché profuma come una femminuccia. È Lauro, il leader diciottenne di un gruppo di ragazzi che dicono di essere fascisti e fanno un sacco di cose per un partito di estrema destra. Claudio vuole andare con loro alla “cena” in sezione, ma alla cena si va solo se si fa parte del gruppo, e le femminucce non ci entrano. Se vuole ottenere ciò che desidera, in un pomeriggio Claudio dovrà perdere il suo profumo da ragazzino e imparare a odorare come un uomo.
Cosa si deve fare per non soccombere al “diritto del più forte”, per non cedere alla sopraffazione e alle umiliazioni machiste? Simone Bozzelli recupera la lezione fassbinderiana e la traspone tra campetti di calcio e palazzoni, in quella periferia romana che il cinema contemporaneo ci ha insegnato a conoscere.
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Rome. Claudio is 15 years-old, someone is writing “J’ador” on his forehead because he smells like a little girl. It’s Lauro, eighteen-year-old leader of a group made of guys claiming to be fascists and doing a lot of things for a far-right party. Claudio wants to go with them to the “dinner”, but only those who belong to the group can join it, not the little girls. If he truly wants to achieve his goal, one afternoon Claudio must lose its boy scent and learn how to smell like a man.
What must we do to avoid succumbing to the "right of the strongest", to avoid giving in to toxic masculinity and humiliation? Simone Bozzelli takes Fassbinder's lesson and transposes it in those very Roman suburbs that contemporary Italian cinema introduced to us.
UNDER QUEER / 11 maggio 2025
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J. è un giovane di una realtà qualunque, in uno qualunque dei nostri giorni. Odia il suo aspetto fisico e spende il suo tempo sui social network, proiettando i suoi desideri e i suoi impulsi sessuali in un mondo in cui nessuno si prende gioco di lui. L’ideale di un corpo che risponda ai canoni della società contemporanea lo ossessiona giorno e notte e lo accompagna in tutti i luoghi che frequenta, spingendolo ad adottare i consigli e le strategie promosse da un mondo in cui la bellezza è un valore indiscutibile. I modelli imposti però finiscono con l’impadronirsi della sua psiche, e il confine tra ciò che è digitale e ciò che è reale inizia a diventare sempre più sottile, trascinando J. in una realtà distorta che presto si trasformerà in un incubo.
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J. is a teenager of any ordinary reality, in a ordinary day of our life. He hates the way he looks so he spends his time on social networks, projecting his desires and sexual impulses in a world where nobody makes fun of him. The ideal of a body that could embrace the standard of the contemporary society torments him day and night, and follows him in every place he frequent, pushing him to follow the advices and the strategies promoted by a world in which beauty is an unquestionable value. The imposed models though end up taking possession of his psyche, and the border between what is digital and what is real start to get thinner and thinner, dragging J. in a distorted digital reality that soon will become a nightmare.
UNDER QUEER / 11 maggio 2025
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Poco prima dello sbarco in Normandia, un monastero di suore di clausura si trova in un quieto tumulto. Il silenzio ieratico di quegli spazi chiusi è l’illusione di una falsa calma. Nel caos mascherato, una suora è costretta a scegliere fra l’amore divino e l’amore terreno.
Nella precisione millimetrica di una messa in scena intensa e composta, Lorenzo Quagliozzi scava in tensioni inespresse, nei quadri seppia di un mondo castigato; lo sguardo cerca così di liberarsi da alcune invisibili catene facendo affidamento a qualsiasi immagine non risulti immobile e confinata, trovando motivo di sussulto in ogni crepitio fuori forma.
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Shortly before the Normandy landings, a monastery of cloistered nuns is in a quiet tumult. The hieratic silence of those closed spaces is the illusion of a false calm. In the masked chaos, a nun is forced to choose between divine love and earthly love.
In the millimetric precision of an intense and composed staging, Lorenzo Quagliozzi delves into unexpressed tensions, into the sepia frames of a chastened world; the gaze thus tries to free itself from some invisible chains by relying on any image that is not immobile and confined, finding a reason to startle in every out-of-shape crackle.
UNDER QUEER / 11 maggio 2025
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Simone balla da solo. Gli piace girovagare per i boschi del Friuli, vicino Trieste, ascoltando musica e guardando il suo riflesso nell’acqua. Crede di essere invisibile, o meglio, crede che “gli altri” non lo vedano per quello che davvero è, oltre i pregiudizi e gli stereotipi su chi è diverso. Lo vede però Said, un giovane ragazzo immigrato che fa capolino nel bosco. I due iniziano un viaggio verso il mondo reale parlando, conoscendosi, interpretandosi a vicenda.
Le lumache puoi toccarle, sfiorarle, giudicarle, ma loro continuano ad essere quello che sono: corpi autonomi, ermafroditi, diversi. Proseguono per la loro lenta strada. Simone e Said vogliono così essere “come le lumache”: il film di Margherita Panizon sembra dirci che potrà volerci tempo ma loro due troveranno il loro posto e smetteranno di essere invisibili, almeno agli occhi di loro stessi.
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Simone dances alone. He likes to wander through the woods of Friuli, near Trieste, listening to music and looking at his reflection in the water. He believes he is invisible, or rather, he believes that “others” do not see him for what he really is, beyond the prejudices and stereotypes against who is different. However, Said sees him: he is a young immigrant boy who suddenly appears into the woods. The two begin a journey towards the real world by talking, getting to know each other, interpreting each other.
You can touch snails, brush them, judge them, but they continue to be what they are: autonomous bodies, hermaphrodites, different. They continue on their slow path. Simone and Said thus want to be “like snails”: Margherita Panizon’s film seems to tell us that it may take time but the two of them will find their place and will stop being invisible, at least in their own eyes.
panorama queer / corpi nella lotta / 10 maggio 2025
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Un insistente e destabilizzante flusso di parole enuncia la realtà dell’AIDS come crisi sanitaria e culturale, toccando temi come l’accesso a cure e trattamenti, lo stigma, il sensazionalismo mediatico, la ricerca di capri espiatori, la retorica colonialista occidentale, il lavoro sessuale. Il suono lavora sul livello dell’esperienza personale, con frammenti audio di Derek Jarman e David Wojnarowicz.
L’opera del cineasta sperimentale yann beauvais, che offre una pluralità di punti di vista sull’epidemia, è un potente pamphlet cinematografico, o, nelle parole dello stesso autore, un ciné-tract, che riprende l’urgenza e l’immediatezza del cinema militante sessantottino. Nonostante abbia prodotto questo film nel 1997, un anno dopo l’avvento delle prime terapie antiretrovirali HAART, beauvais muove dalla certezza che la crisi dell’AIDS è lungi dal dirsi conclusa.
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An insistent and destabilising stream of words enunciates the reality of AIDS as a health and cultural crisis, touching on issues such as access to care and treatment, stigma, sensationalism in the media, scapegoating, western colonialist rhetoric, and sex work. The sound works on the level of personal experience, with audio fragments by Derek Jarman and David Wojnarowicz.
This work by experimental filmmaker yann beauvais, which provides a plurality of viewpoints on the epidemic, is a powerful cinematographic pamphlet, or, in the author's own words, a ciné-tract, which recaptures the urgency and immediacy of militant 1968s cinema. Despite having produced this film in 1997, a year after the advent of the first HAART antiretroviral therapies, beauvais works from the conviction that the AIDS crisis is far from over.
panorama queer / corpi nella lotta / 10 maggio 2025
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Costruito su frammenti di articoli di giornale e programmi omofobi e discriminatori, Snow Job è un mosaico visivo e sonoro della narrazione mediatica dominante durante i primi anni dell’epidemia di AIDS negli Stati Uniti. Il tono isterico e sensazionalista dei media, che trasformano la crisi in intrattenimento, contribuisce a diffondere pregiudizi, stigma e colpevolizzazione.
Barbara Hammer analizza e decostruisce questa retorica attraverso un montaggio irregolare, focalizzandosi su elementi strutturali dell’immagine come i pixel del video e giocando con l’estetica della neve – che rimanda tanto ai ritagli di giornale come alla mancanza di segnale televisivo –, per evocare la proliferazione allarmista di notizie e per denunciare la manipolazione dell’informazione in funzione dello spettacolo giornalistico.
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Made of fragments of homophobic and discriminating media articles and broadcasts, Snow Job is a patchwork of the dominant storytelling of the early years of the AIDS epidemic in the United States. The hysterical and sensationalist tone of the media, which turned the crisis into entertainment, contributed to spreading prejudice, stigma and guilt.
Barbara Hammer analyses and deconstructs this rhetoric through irregular editing, focusing on structural elements of the image such as the pixels of the video and playing with the aesthetics of snow – which refers to both newspaper clippings and the lack of television signal –, to evoke the alarmist proliferation of news and to denounce the manipulation of information for the sake of journalistic spectacle.
panorama queer / corpi nella lotta / 10 maggio 2025
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Il performer e drammaturgo Neil Bartlett interpreta un eccentrico docente di Newcastle che nel corso di un’esilarante intervista tenta goffamente di nascondere la propria omosessualità. Le testimonianze esagerate dei suoi studenti raccontano che l'arrivo del nuovo professore ha sconvolto positivamente le loro vite e le identità di amic* e parenti nel raggio di dodici miglia.
Realizzato in risposta all’articolo 28, con cui nel 1988 il governo britannico vietava la “promozione dell’omosessualità” nelle scuole, questo corto satirico spinge al parossismo l’idea che l’omosessualità si diffonda come una malattia contagiosa. Giocando con il linguaggio delle finte interviste e un tono malizioso e irriverente, Stuart Marshall prende in giro l’ignoranza, il pregiudizio e l’omofobia, firmando una tagliente critica al governo conservatore dell’epoca.
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Performer and playwright Neil Bartlett plays an eccentric professor at Newcastle who, over the course of a hilarious interview, clumsily attempts to hide his homosexuality. The exaggerated testimonies of his students recount that the new professor's arrival has positively disrupted their lives, and identities of all friends and relatives within a twelve mile radius.
Made in response to Article 28, by which the British government banned the “promotion of homosexuality” in schools in 1988, this satirical short makes fun of the idea that homosexuality spreads like a contagious disease. Playing with the device of fake interviews and a malicious and irreverent tone, Stuart Marshall ridicules ignorance, prejudice and homophobia, delivering a scathing critique of the Conservative government of the time.
panorama queer / corpi nella lotta / 10 maggio 2025
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L’artista e attivista statunitense David Wojnarowicz parla direttamente alla camera, accusando ferocemente l’omofobia del governo e della cultura statunitensi rispetto all’epidemia di AIDS. In un disperato e intenso monologo, che muove dalla tragica coscienza di una morte prossima, Wojnarowicz lascia trasparire rabbia e frustrazione, smaschera l’ipocrisia e il perbenismo della “società malata” che lo circonda, ed evoca potenti descrizioni del desiderio sessuale.Utilizzando la cornice visiva del non-luogo della televisione, veicolo dominante della cultura di massa, e attraverso la struttura non lineare e frammentata del racconto orale, Tom Rubnitz e Wojnarowicz tessono un canto alla rabbia e all’erotismo come armi politiche dell’attivismo queer.
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The American artist and activist David Wojnarowicz speaks directly to the camera, fiercely accusing the US government and culture of homophobia in relation to the AIDS epidemic. In a desperate and intense monologue, prompted by a tragic awareness of impending death, Wojnarowicz reveals anger and frustration, exposes the hypocrisy and prissiness of the “diseased society” around him, and evokes powerful descriptions of sexual desire.
Using the aesthetic framework of the non-site of television, the dominant vessel for mass culture, and through the non-linear, fragmented structure of oral storytelling, Tom Rubnitz and Wojnarowicz weave a song to anger and eroticism as the political weapons of queer activism.
panorama queer / corpi nella lotta / 10 maggio 2025
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Le immagini sensuali e sessuali dei corpi di due ragazze nello spazio intimo della loro casa si alternano alle figure austere di alcuni poliziotti, filmati durante la manifestazione di Act Up al municipio di New York (Target City Hall) nel 1989. Il teso dialogo tra queste sequenze antitetiche è accompagnato da testi in sovraimpressione, estratti di leggi o sentenze contro l’omosessualità, il sesso anale, l’aborto, la pornografia e il lavoro sessuale, come l’Helms Amendement Act o la Sodomy Law.
La produttrice e documentarista Catherine Gund Saalfield e l’artista Zoe Leonard, militanti nel Women’s Caucus di Act Up, non solo evocano e denunciano il controllo e la criminalizzazione della sessualità dissidente e del corpo femminile, ma rivendicano anche il superamento del binomio tra pubblico e privato, tra personale e politico, leitmotiv ipocrita e moralista della destra statunitense.
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Sensual and sexual images of the bodies of two girls in the intimate space of their home alternate with the stark figures of some policemen, filmed during an Act Up demonstration at New York's City Hall (Target City Hall) in 1989. The tension-loaded dialogue between these contrasting sequences is accompanied by overlay texts, excerpts from laws or court sentences against homosexuality, anal sex, abortion, pornography and sex work, such as the Helms Amendement Act or the Sodomy Law.
Producer and videomaker Catherine Gund Saalfield and artist Zoe Leonard, activists in the Women's Caucus of Act Up, not only denounce the control and criminalisation of dissident sexuality and the female body, but also demand the overcoming of the duality of public and private, personal and political, that pervades the hypocritical and moralistic rhetoric of the American right.
panorama queer / corpi nella lotta / 10 maggio 2025
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Durante l’epidemia di AIDS, i media mainstream propongono un’analisi eterocentrica della malattia e non esitano a sfruttare la morte per fini commerciali. Final Solutions, ultimo capitolo della Aids Trilogy, mette in discussione le menzogne e le ipocrisie del tempo, concentrandosi sulla realtà del consumismo televisivo della società reaganiana.
Muovendo dalla constatazione che nell’epoca neoliberista l’essere umano, il sesso, l’arte, la malattia e la cura sono merci in vendita, Tartaglia dimostra che la “soluzione finale” del capitalismo è assimilare ogni cosa, usando la paura della morte come arma per riprodursi. Realizzato con tecniche sperimentali, il film combina una critica feroce alla cultura consumistica e alla mostruosità dell’universo pubblicitario – smascherato, grazie anche al riuso di immagini televisive, nelle sue narrazioni contraddittorie – con un invito alla resistenza politica.
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During the AIDS epidemic, the mainstream media propounded a heterocentric account of the disease and did not hesitate to exploit death for commercial purposes. Final Solutions, the final chapter of the AIDS Trilogy, questions the lies and hypocrisies of that time, focusing on the reality of the televised consumerism of Reagan society.
Assuming that in the neoliberal era the human being, sex, art, disease and cure are all commodities for sale, Tartaglia shows that capitalism's “final solution” is management of all situations through enforced assimilation using death-terror as the weapon. Made with experimental techniques, this film combines a ferocious critique of consumer culture and the monstrosity of the advertising industry - exposed, through TV images, in its contradictory narratives - with an invitation to political resistance.
panorama queer / corpi nella lotta / 10 maggio 2025
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Ecce Homo si apre con l’immagine del secondino di Un chant d’amour di Jean Genet, che nella reinterpretazione di Tartaglia si trasforma in un simbolo della criminalizzazione e il controllo della sessualità queer. Tramite un collage di frammenti di film pornografici gay degli anni ’70 e una voce che evoca, in un flusso di parole, i protagonisti di un racconto repressivo – “the cop”, “the police”, “the power”, “the doctor” – Tartaglia riflette sull’atto di guardare e rappresentare il sesso.Realizzato con una stampante ottica, strumento per la riproduzione di immagini, su pellicola 16 mm, che rende palpabile la materialità dei corpi e i loro fluidi, il secondo capitolo della sua trilogia sull’AIDS è un’ode provocatoria alla rappresentazione queer e un’accusa all’isteria sul sesso gay che, con la scusa di un’emergenza sanitaria, è visto come intrinsecamente malato, pornografico o, nella migliore delle ipotesi, una minaccia alla salute pubblica.
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Ecce Homo begins with the image of the prison guard from Jean Genet's Un chant d'amour, who, in Tartaglia's reinterpretation, becomes a symbol of the criminalisation and control of queer sexuality. Through a collage of fragments of gay pornographic films from the 1970s and a voice that recalls, in a verbal stream, the protagonists of a punitive narrative – "the cop", "the police", "the power", "the doctor" – Tartaglia reflects on the act of watching and representing sex
Made using an optical printer, a tool for the reproduction of images, on 16 mm film, which makes the materiality of bodies and their fluids tangible, the second chapter of his AIDS trilogy is a provocative ode to queer representation and an indictment of the hysteria that, under the excuse of a medical emergency, portrays gay sex as intrinsically diseased, pornographic or, at best, a public health hazard.
panorama queer / corpi nella lotta / 10 maggio 2025
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Anthem è un video sperimentale e musicale che unisce le voci di cinque poeti afroamericani, i cui versi si susseguono non linearmente tra scomposizione e ripetizione, a immagini di danza, scene sensuali e simboli politici, come la bandiera panafricana, il triangolo rosa di Act Up, il motto Silenzio = Morte.
La musica ritmata scandisce i livelli simbolici dell’opera, che, attraverso un gioco di associazioni visive, rivendica il valore politico dell’utopia, immagina una liberazione queer e annuncia una nuova idea di mascolinità. Marlon Riggs, il cui lavoro a metà tra attivismo e videoarte ha testimoniato l’impatto dell’AIDS nella comunità afroamericana, tesse un’ode all’amore tra uomini, celebra i movimenti queer e la lotta all'HIV e invita a una rivoluzione intersezionale.
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Anthem is an experimental and musical video that combines the voices of five African-American poets, whose verses alternate non-linearly between fragmentation and repetition, with images of dance, sensual scenes and political symbols, such as the Pan-African flag, the pink triangle of Act Up, the slogan Silence = Death.
Rhythmic music punctuates the symbolic levels of the work, which, through a play of visual associations, claims the political value of utopia, imagines a queer liberation and announces a new idea of masculinity. Marlon Riggs, whose work somewhere between activism and video art documented the impact of AIDS in the African-American community, weaves an ode to love between men, celebrates queer activism and the fight against HIV, and calls for an intersectional revolution.
panorama queer / corpi nella lotta / 10 maggio 2025
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«Quattro medici su cinque raccomandano l’astinenza sessuale per gli uomini gay!», «I buoni gay sono monogami e assimilabili agli etero». La retorica eteronormativa usa la crisi dell’AIDS per demonizzare la sessualità queer. A.I.D.S.C.R.E.A.M., il primo capitolo della Aids Trilogy di Jerry Tartaglia, che nella sua opera ha instancabilmente associato la pratica sperimentale alla coscienza politica queer, è una risposta rabbiosa al fenomeno politico della malattia e un ricordo dei suoi amici scomparsi. L’associazione tra sesso, peccato e morte o quella tra medicina e morale che attraversano le retoriche ultrareligiose e bigotte dell’epoca sono decostruite attraverso immagini e suoni che non si limitano alla denuncia, ma rileggono e ribaltano la stessa narrazione epidemica. Tartaglia celebra la sessualità queer, descritta come un virus e un pericolo dalla cultura eteropatriarcale.
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«Four out of five doctors recommend no sex for gay men», «Good gays are monogamous and straight looking». The heteronormative rhetoric uses the AIDS crisis to demonise queer sexuality. A.I.D.S.C.R.E.A.M., the first chapter of The AIDS Trilogy by Jerry Tartaglia, who has relentlessly linked experimental practice with queer political awareness in his work, is a raging response to the politics of the disease and a tribute to his dead friends. The association between sex, sin and death or that between medicine and morality that run through the ultra-religious and bigoted rhetoric of the time are deconstructed through images and sounds that do not limit to denunciation, but reinterpret and overturn the epidemic narrative itself. Tartaglia celebrates queer sexuality, described as a virus and a danger by hetero-patriarchal culture.
panorama queer / corpi nella lotta / 10 maggio 2025
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In questa ironica rilettura musical di Morte a Venezia, Aschenbach soccombe a un attacco di “ADS” (Acquired Dread of Sex) – la “peste dei bigotti” e di chi teme il sesso –, una malattia satirica che si contrae leggendo il Toronto Sun, andando a messa, guardando troppa televisione o ascoltando i discorsi di Ronald Reagan. Nel frattempo, il giovane Tadzio scopre l’utilità del preservativo, che diventa il suo accessorio preferito.
Attraverso un fantasioso détournement di Mann e Visconti, il cineasta canadese John Greyson, il cui lavoro irriverente e politicamente radicale è indissolubilmente legato alla lotta all’HIV/AIDS, realizza una dissacrante parodia della paura e del panico indotti dai media durante la crisi dell'AIDS, smascherando la sessuofobia e il moralismo dilaganti e promuovendo pratiche sessuali più sicure.
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In this ironic musical reinterpretation of Death in Venice, Aschenbach succumbs to an attack of “ADS” (Acquired Dread of Sex) – the “plague of bigots” and those who fear sex –, a satirical disease that one contracts by reading the Toronto Sun, going to mass, watching too much television or listening to Ronald Reagan's speeches. Meanwhile, young Tadzio discovers the usefulness of condoms, which become his favourite thing to wear.
Through an imaginative détournement of Mann and Visconti, Canadian filmmaker John Greyson, whose irreverent and politically radical work is inextricably linked to the fight against HIV/AIDS, makes an irreverent parody of the media-induced fear and panic during the AIDS crisis, unmasking the pervasive sexophobia and moralism and promoting safer sex practices.
panorama queer / homintern / 09 maggio 2025
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Nel suo primo film professionale dopo il diploma alla FAMU, Věra Chytilová ritrae la stessa ribellione femminile presente nei suoi lavori successivi più famosi (specialmente Le margheritine, 1966), questa volta attraverso la storia di Eva Gálová, la nuova arrivata della pensione femminile di una fabbrica tessile. La macchina da presa vede tutto attraverso il suo punto di vista, si sentono i suoi pensieri interiori tramite la voce fuoricampo, e tuttavia è raramente parte dell’azione in sé. Guarda le altre ragazze, i loro teneri atti di rivolta, in una sorellanza omoerotica che è anche gioco con il mondo esterno – parlano di ragazzi, di uomini, di scuola militare, dell’esercito, qualcuna persino di Dio, tutto in maniera apparentemente astratta, parte di un ordine mondiale che, per il momento, è fuori dalla loro portata: fuoricampo.
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In her first professional film after graduating FAMU, Věra Chytilová depicts the same female rebellion present in later, more famous works of hers (especially Daisies, 1966), this time through the story of Eva Gálová, the newcomer at a girls’ boarding house of a textile factory. The camera sees everything from her point of view, her inner thoughts take over the voice over, yet she’s rarely part of the action per se. She watches the other girls, their tenderous acts of revolt, homoerotic sisterhood and games with the outside world – they talk about boys, men, military school, the army, sometimes even about God, all seeming rather abstract, part of a world order that, for the moment, is out of their reach: out in the off-screen.
panorama queer / homintern / 09 maggio 2025
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Il videotape di John Greyson sul suo viaggio al Festival della Gioventù di Mosca del 1985 è, nel migliore dei sensi possibili, il lavoro di un agitatore politico e formale: sgradevole, eccentrico, spiritoso e sensuale, sessualmente esplicito, politicamente lucido e del tutto dialettico. Narrato come una storiella imbarazzante raccontata a un suo “amico di letto”, la memoria della visita a Mosca si perde in vivide curiosità sulla cultura gay underground, sulle voci della Guerra Fredda e sui rapporti occasionali, proprio come le sue registrazioni documentarie ci conducono a un momento fittizio e speculativo di un’intervista televisiva di Aleksandra Kollontaj, a frammenti di un thriller di spionaggio (Ice Station Zembra, 1968) con Rock Hudson, che all’epoca stava morendo per cause legate all’AIDS, e al porno gay.
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John Greyson’s videotape from his trip to the 1985 Moscow Youth Festival is, in the best sense, the work of a political and formal agitator: nasty, quirky, witty and sensual, sexually explicit, politically lucid, and wholly dialectical. Narrated as an awkward story told to a curious friend with benefits of his, the memory of visiting Moscow will take a detour into vivid curiosities of underground gay culture, Cold War rumors and hooking up, just as his documentary recordings will take one into a fictitious speculative moment of Alexandra Kollontai giving an interview for television, snippets of an espionage thriller (Ice Station Zebra, 1968) starring Rock Hudson, who back then was dying of AIDS-related causes, and gay porn.
panorama queer / homintern / 09 maggio 2025
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Nel 1984 Derek Jarman faceva parte di una delegazione di registi britannici mandati dal BFI a presentare i loro nuovi film a Mosca e Baku. Mentre era lì iniziò a girare quello che sarebbe diventato Imagining October, una splendida, ineffabile, angosciante meditazione sul sé politico, artistico e sessuale nel mondo: ma anche su Eisenstein nell’Unione Sovietica di Stalin, un regista geniale e un devoto propagandista che cadde dalla grazia dei sovietici; su sé stesso nell’Inghilterra thatcheriana, costantemente frustrato e senza lavoro per il rifiuto di sottomettersi alle aspettative del capitale; su un pittore, interpretato da John Watkiss, che nel suo studio lavora appassionatamente a un dipinto militare del Realismo Socialista, incentrato su una scena omoerotica di cameratismo fra soldati; sui soldati stessi, che si spogliano delle loro uniformi spogliandosi così anche di qualunque compromesso col mondo.
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In 1984, Derek Jarman was part of a delegation of British filmmakers sent by the BFI to present their recent films in Moscow and Baku. While there, he started shooting what was to become Imagining October, a splendid, ineffable, anguishing meditation on the artistic, sexual, political self in the world: on Eisenstein in Stalinist Soviet Union, a genius filmmaker, a devoted propagandist who fell out of Soviet grace; on himself in Thatcherist England, constantly frustrated and out of work for not submitting to the expectations of the capital; of a painter performed by John Watkiss, working lustfully in his studio on a Socialist Realist military tableau showing a homoerotic scene of comradeship between soldiers; on the soldiers themselves, undressing their military uniform, stripping off their compromise to the world.
panorama queer / homintern / 09 maggio 2025
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Alla fine degli anni Novanta William E. Jones lavorava in un videonoleggio, nel momento in cui titoli pornografici come Men of the Balkans o Young Russian Innocents venivano distribuiti negli Stati Uniti. Improvvisamente l’industria porno aveva cominciato a investire in terre che il giorno prima erano proibite, e che ora andavano mappate per il capitale: la Mosca post-sovietica, Praga, Budapest, Sofia. Virili, forti e attraenti, tuttavia desiderosi di sottomettersi al dollaro, i ragazzi dell’Est si travestivano e interpretavano ruoli sia storici che politici per il turismo scopico-sessuale dell’occhio occidentale, vendendo tutto ciò che avevano: loro stessi.
Il saggio found footage di Jones è uno studio affascinante sull’immagine pornografica della Guerra Fredda e sulla possibile violenza della creazione di immagini; il cinema in sé, come mostra il film, non è niente di più che turismo sessuale.
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William E. Jones was working in a video store in the late 90s when porn tapes with titles like Men of the Balkans or Young Russian Innocents were being distributed in the United States. Overnight, the porn industry started investing in the forbidden lands of yesteryear, now territories to be charted by the capital: post-communist Moscow, Prague, Budapest, Sofia. Virile, good-looking and strong, yet willing to submit to dollars, the boys of the East dressed up and played roles, cosplaying history and politics for the scopic-sexual tourism of the Western eye, selling all they have: themselves.
Jones’ found footage essay is a fascinating study of Cold War pornographic imagination and of the possible violence of image-making; cinema in itself, the film shows explicitly, is sometimes no more than sex tourism.
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