UNDER QUEER / 16 maggio 2026
incontro pubblico
modera Andrea Inzerillo
intervengono insieme a Bianca Arnold, Matteo Giampetruzzi, Valentina Pietrarca, Lorenzo Tardella
i distributori Sean Welsh e Megan Mitchell (Matchbox Cine), la film programmer Paola Buontempo, il produttore Paolo Benzi
Confrontarsi con realtà ed esigenze esterne alle logiche della distribuzione cinematografica italiana vuol dire confrontarsi con mezzi diversi e potenzialità diverse del fare cinema, del programmare cinema, del promuovere i propri lavori. Una tavola rotonda che fa incontrare Scozia, Argentina e Italia, per moltiplicare prospettive e possibilità.
UNDER QUEER / 16 maggio 2026
incontro pubblico
modera Marco Grifò
intervengono Bianca Arnold, Matteo Giampetruzzi, Valentina Pietrarca, Lorenzo Tardella
ingresso libero
L* quattro protagonist* di Under Queer 2026 raccontano i loro prossimi progetti, le idee e le difficoltà che stanno incontrando (o che potrebbero incontrare), nell’occasione di un confronto aperto tra loro e con sguardi e feedback esterni, da parte di professionisti del settore e non.
UNDER QUEER / 16 maggio 2026
incontro pubblico
modera Daniele Ambrosini
intervengono insieme a Bianca Arnold, Matteo Giampetruzzi, Valentina Pietrarca, Lorenzo Tardella
le registe Nicole Bertani e Valentina Bertani
ingresso libero
Come si esce dai canoni apparentemente stretti delle piccole e grandi produzioni italiane contemporanee? Come si raccontano le necessità delle nuove generazioni uscendo dai vincoli di forme (di estetica quanto di produzione) insoddisfacenti?
arti visive / 16 maggio 2026
dal 17 maggio al 13 giugno 2026
giovedì, venerdì e sabato: ore 17 - 20
nei giorni del festival: ore 16 - 20
inaugurazione: 17 maggio 2026 ore 18
ingresso libero
Intrecciando performance e pratica espositiva, restituendo la complessità di una ricerca in cui vita e arte risultano inscindibili, la ricerca dell’artista prende avvio da esperienze personali che si traducono in un continuo dialogo tra dimensione biografica e produzione artistica. Blanca Matías elabora il trauma, individuale e collettivo, come punto di partenza per un’affermazione della vita e della possibilità stessa dell’arte. Artista, militante e ricercatrice, Matías costruisce un percorso stratificato e attraversato da molteplici linguaggi, dalla fotografia alla performance, dall’installazione alla scultura, mettendo costantemente in discussione i confini formali dei media. In prosecuzione della performance Carrying del 17 maggio, la mostra delle opere di Blanca Matías, Santabarbara, aspira a rendere visibile ciò che la società tende a nascondere, attraverso una contronarrazione che prende avvio dall’indagine negli archivi istituzionali e in quelli non ufficiali, nei luoghi in cui la polvere custodisce un materiale potenzialmente esplosivo che, come in una santabarbara, può detonare se innescato. Attraverso l’analisi della produzione fotografica del periodo della dittatura franchista l’indagine di Matías si concentra sul rapporto tra immagine, potere e identità, interrogando criticamente il ruolo delle immagini nella formazione dell’immaginario collettivo.
UNDER QUEER / 16 maggio 2026
UNDER QUEER 2026
Con il sostegno del MiC e di SIAE, nell’ambito del programma “Per Chi Crea”
[ita]
Bianca e Moss si raccontano davanti alla camera: intimità, spazi percorsi, riflessi allo specchio, pose e naturalezza. La camera è un’estensione degli arti, un’estensione del loro rapporto.
Quasi in una rivisitazione di certi lavori di Barbara Hammer, Luminous Matter è una dichiarazione d’amore fatta di squarci, dettagli, fasci di luce solare, materia plastica su cui la voce fuoricampo dipinge mille teorie e mille colori. Le due protagoniste si filmano, fanno rimbalzare il film dal corpo di una al corpo dell’altra, si cercano negli sguardi e negli angoli di stanze che conoscono solo loro, trovando lo spazio per travestirsi, pettinarsi, truccarsi, e così “scavare verso l’esterno” per trovare sempre maggiore spontaneità, per portarla alla luce, mentre la loro “lesbotransqueer home video practice” produce la possibilità di assistere alle loro trasformazioni.
[eng]
Bianca and Moss tell themselves in front of the camera: intimacy, spaces travelled, reflections in the mirror, poses and naturalness. The camera is an extension of the limbs, an extension of their relationship.
Almost in a revisitation of certain works by Barbara Hammer, Luminous Matter is a declaration of love made of glimpses, details, beams of sunlight, plastic material on which the voiceover paints a thousand theories and a thousand colors. The two protagonists film themselves, bounce the film from one’s body to the other’s, look for each other in the glances and in corners of rooms that only they know, finding the space to dress up, comb their hair, put on makeup, and so “dig outward” to find ever greater spontaneity, to bring it to light, while their “lesbotransqueer home video practice” produces the possibility of witnessing their transformations.
panorama queer / The Dream of a Common Language / 14 maggio 2026
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[ita]
Tutte le canzoni parlano di te, sembra dire Mona mentre ascolta Missing di Everything But the Girl: “And I miss you / Like the deserts miss the rain”. Con il cuore spezzato, riceve un messaggio da un’amica che sembra avere la soluzione perfetta: il cybersex. Nessun legame, nessuna sofferenza, nessuna corsa per essere presenti nei momenti cruciali. Anche la sua voce interiore amorale la spinge: “Quando è stata l’ultima volta che hai fatto qualcosa di davvero cattivo?”.
In una delle sue prime incursioni nella finzione, la documentarista Pratibha Parmar dirige questo dramma lesbico ambientato nella vibrante scena londinese degli anni ’90, tra queer bar e ormai scomparsi cybercafé. Wavelengths è un film in anticipo sui tempi. Esplorando il modo in cui la tecnologia ridefinisce il desiderio, invita a considerare la fantasia come uno spazio digitale in cui la mancanza può espandersi e mettere in discussione i confini dell’intimità convenzionale.
[eng]
All the songs are about you, Mona seems to say, as she listens to Missing by Everything But the Girl: “And I miss you / Like the deserts miss the rain”. Heartbroken, she receives a message from a friend who seems to have the perfect solution: cybersex. No strings, no heartache, no rushing off to be there at crucial moments. Even her amoral inner voice urges her on: “When was the last time you did something really bad?”
In one of her first incursions into fiction, documentary filmmaker Pratibha Parmar directs this lesbian drama set in the vibrant London scene of the 1990s, amid queer bars and now-defunct cyberscafés. Wavelengths is a film ahead of its time. By exploring how technology redefines desire, it invites us to consider fantasy as a digital space where longing can expand and challenge the boundaries of conventional intimacy.
panorama queer / The Dream of a Common Language / 14 maggio 2026
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[ita]
Una domanda continua a ripetersi incessantemente: cosa fanno le lesbiche a letto? Questo esilarante film di Caz Sheldon offre una risposta tanto giocosa quanto eloquente a una domanda posta con apparente ingenuità, ma carica di pregiudizi. Un letto può diventare il palcoscenico di una grande varietà di attività: mangiare, fare colazione (con sontuosi banchetti), leggere, lavorare a maglia, fumare una sigaretta, giocare a domino, fare battaglie di cuscini e talvolta persino dormire (da sole o con una persona amata).
Attraverso cartelli che dialogano con le immagini in tono ironico, il film dispiega una gamma di piaceri saffici che vanno dall’arredamento della stanza a inaspettate orge, in cui le lesbiche sfogliano album fotografici. Nel frattempo, fuori campo, Sheila Hilton canta con una punta di malinconia: “Il letto è troppo grande senza di te”.
[eng]
A question is repeated time and again: What do lesbians do in bed? This hilarious film by Caz Sheldon offers an answer that is as playful as it is eloquent to that question, posed with apparent naivety but laden with prejudice. A bed can serve as the stage for a wide variety of activities: eating, having breakfast (at lavish feasts), reading, knitting, smoking a cigarette, playing dominoes, having pillow fights, and sometimes even sleeping (alone or with a loved one).
With intertitles that converse with the images in an ironic tone, the film unfolds a range of sapphic pleasures spanning from room décor to unexpected orgies, where lesbians flip through photo albums. Meanwhile, off-screen, Sheila Hilton sings with a hint of melancholy: “The bed is too big without you.”
panorama queer / The Dream of a Common Language / 14 maggio 2026
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[ita]
Nei parchi addomesticati delle grandi città esistono ancora luoghi in cui perdersi – selvaggi, brulicanti di una natura indomita. Spazi misteriosi, nascosti agli sguardi indiscreti e all’iper-visibilità. Su una curva di un grande lago, due amanti cercano un posto in cui stare insieme – l’una nell’abbraccio dell’altra. Una piccola barca alla deriva diventa un letto e un rifugio dai tremori.
Il Central Park di New York, in particolare l’area The Ramble, è stato un territorio fondamentale nelle narrazioni delle comunità LGBTIQ+, rifugio per il cruising e l’esplorazione sessuale. Con questo sfondo, Zeig ritrae l’erotismo dei corpi lesbici con una sensibilità rara. La sensualità emerge dalle pieghe dei corpi, senza la mediazione delle parole. Solo le note di un violoncello trasfigurano questa rêverie, sospesa tra veglia e sonno.
[eng]
In the tamed parks of big cities, there are still places to get lost – wild, teeming with untamed nature. Mysterious spots, hidden from prying eyes and hypervisibility. On a bend of a large lake, two lovers seek a place to be together – one in the other’s embrace. A small drifting boat becomes a bed and a refuge from the tremors.
New York’s Central Park, especially The Ramble area, has been a key territory in the narratives of LGBTIQ+ communities, a refuge for cruising and sexual exploration. With this background, Zeig portrays the eroticism of lesbian bodies with a rarely seen sensitivity. Sensuality springs from the folds of the bodies, without the mediation of words. Only the notes of a cello transfigure this reverie, suspended between wakefulness and sleep.
panorama queer / The Dream of a Common Language / 14 maggio 2026
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[ita]
Una funivia sospesa fa da sfondo all’incontro tra due amanti, interpretate da Sarah Turner e Helena Bullivant. Sguardi scambiati, mani intrecciate, qualche passo di danza, un bacio… mentre il paesaggio del monte Pilatus scorre a velocità vertiginosa, al ritmo del ronzio della funivia, che risuona come un proiettore, illuminando queste immagini in un infinito gioco di specchi.
Lahire ha costruito l’immagine attraverso un approccio artigianale – impulsivo, ma guidato da un progetto predefinito. Esplorando la sovrimpressione sia in macchina da presa sia in stampatrice ottica, e combinando immagini provenienti da pellicole e formati diversi, Eerie cattura quell’incontro fugace in un’opera che evoca il mistero del suo titolo e si presenta come una delle poche tracce di un progetto incompiuto intitolato Necropolis.
[eng]
A suspended cable car serves as the backdrop for a meeting between two lovers, performed by Sarah Turner and Helena Bullivant. Exchanged gazes, intertwined hands, a few dance steps, a kiss… while the landscape of Mount Pilatus rushes by at vertiginous speed, set to the rhythm of the cable car’s hum, which resonates like a projector, lighting up these images in an infinite game of mirrors.
Lahire crafted the image through a hands-on approach – impulsive, yet guided by a predefined plan. By exploring superimposition both in the camera and on the optical printer, and combining images from different footage and formats, Eerie captures that furtive encounter in a piece that evokes the mystery of its title and stands as one of the few images from an unfinished project titled Necropolis.
panorama queer / The Dream of a Common Language / 14 maggio 2026
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In questo omaggio a Fireworks (1947) di Kenneth Anger, la protagonista guarda la TV, abbagliata dallo schermo. Accanita lettrice di The Film Sense di Eisenstein, sovverte il ruolo del marinaio come archetipo del desiderio omosessuale maschile, spostandolo verso un altro oggetto di fascinazione: una butch che danza sensuale davanti alla macchina da presa. Per oltrepassare quella soglia, forse basta attraversare una porta che ci trasporta in un mondo dyke, dove dall’altra parte ci attendono lesbiche dure in sella a motociclette.
Fireworks Revisited rivela le proprie influenze e, intrecciandole con le proprie fantasie, diventa un omaggio lesbico a quello che è spesso considerato il primo film narrativo gay negli USA. Zalcock e Chambers si muovono con sicurezza e ironia, mantenendo intatta l’aura originaria di ambiguità erotica e mistero, risvegliando in noi il desiderio semplice di abbandonarci al viaggio portate via da una lesbica sulla sua motocicletta.
[eng]
In this tribute to Kenneth Anger’s Fireworks (1947), our protagonist watches TV, dazzled by the screen. An avid reader of Eisenstein’s The Film Sense, they subverts the sailor’s role as an archetype of male homosexual desire, shifting it toward another object of fascination: a butch who dances sensually in front of the camera. To cross that threshold, perhaps all one needs to do is walk through a door that transports us to a dyke world, where tough lesbians riding motorcycles await on the other side.
Fireworks Revisited wears its influences openly and, by weaving them into its own fantasies, becomes a lesbian homage to what is often considered the first gay narrative film in the USA. Zalcock and Chambers move with confidence and wit, sustaining the original aura of erotic ambiguity and mystery. Ultimately, it awakens in us a simple desire: to have a lesbian whisk us onto their motorcycle, and surrender to the ride.
panorama queer / The Dream of a Common Language / 14 maggio 2026
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Chris e Sarah condividono un appartamento con la loro cagnolina Jezebel. «Perché le mattine sono così difficili?», si chiede Chris, mentre Sarah le ricorda che deve trovare un lavoro. Immerse negli alti e bassi della vita domestica, escono per le strade di Manhattan a sbrigare alcune commissioni: prelevare contanti in banca, comprare pezzi per una riparazione domestica al negozio di ferramenta. In un momento ironicamente segnato dal mansplaining, il commesso dubita che possano farcela da sole. «Due donne insieme – scriveva Adrienne Rich – è un’impresa che nulla nella civiltà ha reso semplice».
Realizzato come progetto di scuola di cinema da Greta Schiller e Thomas Seid, Greta’s Girls è considerato uno dei primi cortometraggi indipendenti a esplorare la vita domestica delle lesbiche negli Stati Uniti. Il film è stato restaurato e preservato dalla UCLA Film & Television Archive in collaborazione con l’Outfest UCLA Legacy Project.
[eng]
Chris and Sarah share an apartment with their dog Jezebel. «Why are mornings so hard? », Chris wonders, while Sarah reminds her she needs to find a job. Immersed in the ups and downs of domestic life, they head out into the streets of Manhattan to run errands: withdrawing cash from the bank, buying parts for a household repair at the hardware store. In a moment humorously marred by mansplaining, the clerk doubts they can do it themselves. «Two women together – wrote Adrienne Rich – is a work nothing in civilization has made simple».
Created as a film school project by Greta Schiller and Thomas Seid, Greta’s Girls is considered one of the first independent short films to explore the domestic lives of lesbians in the United States. It has been preserved by the UCLA Film & Television Archive in collaboration with the Outfest UCLA Legacy Project.
panorama queer / The Dream of a Common Language / 14 maggio 2026
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Linda ha incontrato Jimmy in ascensore. Amore a prima vista. Jimmy scendeva, Linda saliva. "Da allora è sempre stato così, un'avventura folle", confessa.
Diretto da Penelope Spheeris quando era studiava all'UCLA, I Don't Know fonde il desiderio di narrativa con un'energia spontanea e immediata. L'ascesa e la caduta della relazione tra Jimmy e Linda esplorano con franchezza le difficoltà legate all'identità di genere nei primi anni '70, quando la comunità queer riempiva le strade poco dopo Stonewall. In questo scenario di gioco di ruolo, il film offre un’occasione di sperimentazione: due amanti si incontrano nella sensuale e divertente intimità di una vasca da bagno, oppure si confessano i loro sentimenti. Per Jimmy, un film rappresenta l'opportunità di rivelare la sua vera natura, anche quella parte che non ha ancora scoperto, che ancora non conosce. Al di là del carisma, il legame più forte tra loro è il desiderio di vivere senza etichette.
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Linda met Jimmy in an elevator. Love at first sight. Jimmy going down, Linda going up. “It’s been our way ever since – an insane adventure”, she confesses.
Directed by Penelope Spheeris while she was a graduate student at UCLA, I Don’t Know fuses a longing for fiction with spontaneous, immediate energy. The rise and fall of Jimmy and Linda’s relationship candidly and playfully explores struggles with gender identity in the early 1970s, as the queer community filled the streets just a few years after Stonewall. In this role-play scenario, the film offers a haven for experimentation: two lovers meet in the intimacy of a bath – just as sensual as it is fun – or openly confess their feelings. For Jimmy, a film provides the chance to reveal a true nature – even the part they haven't yet discovered, they don't yet know. Beyond charisma, the strongest bond between these two lovers is the desire to live unlabeled.
panorama queer / The Dream of a Common Language / 14 maggio 2026
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New York, 1975. La ballerina Forest Hope cammina per le strade di Manhattan, microfono in mano. La sua barba non rasata attira l'attenzione dei passanti e diventa un argomento di conversazione. Quella peluria scatena una serie di opinioni e prospettive, mettendo a nudo le tensioni emergenti che circondano le aspettative e gli stereotipi di genere.
Le brasiliane Rita Moreira e Norma Bahía Pontes si stabilirono a New York nei primi anni '70, dopo essere state espulse dal loro paese per la dittatura. Rita, una giornalista autodidatta, e Norma, regista e critica, hanno esplorato il potenziale della Sony Portapak, una delle prime videocamere portatili leggere. Nello stile del cinéma vérité e con il loro intervento provocatorio, hanno documentato il polso di una generazione dissidente che si è fatta strada, abbracciando le sue contraddizioni, imparando a definirsi (femministe lesbiche o lesbiche femministe?) e immaginando strategie per la sopravvivenza della comunità.
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New York, 1975. Dancer Forest Hope walks the streets of Manhattan, microphone in hand. Her unshaven beard catches the attention of passersby and becomes a topic of conversation. That growing hair sparks a range of opinions and perspectives, laying bare emerging tensions surrounding gender expectations and stereotypes.
Brazilians Rita Moreira and Norma Bahía Pontes settled in New York in the early 1970s, expelled from their country by the dictatorship. Rita, a self-taught journalist, and Norma, a film director and critic, explored the potential of the Sony Portapak, one of the first lightweight portable video cameras. In the style of cinéma vérité and with their provocative intervention, they documented the pulse of a dissident generation that pushed its way through, embracing its contradictions, learning to define itself (lesbian feminists or feminist lesbians?), and imagining strategies for community survival.
panorama queer / The Dream of a Common Language / 14 maggio 2026
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«A volte, il mio corpo sembra quello di Marlon Brando in Un tram che si chiama Desiderio», mormora Jenni Olson, e in quella frase proietta la propria immagine sulla figura di un’icona omoerotica che il cinema ha elevato a mito: Brando, con la sua T-shirt sudata e la cintura di pelle che stringe i jeans, emana al tempo stesso vulnerabilità e una sensualità primordiale.
A partire da questa immagine iconica ed evocativa, Olson costruisce un autoritratto che funziona come un gioco di specchi: riecheggia gesti, imita posture e, in un unico movimento fluido, trascende i limiti del binarismo di genere. Sometimes si configura come un manifesto – una fantasia a tema butch – in cui la macchina da presa diventa uno strumento di esplorazione e il film si trasforma in un atto intimo di scoperta di sé.
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“Sometimes, my body feels like Marlon Brando’s in A Streetcar Named Desire”, murmurs Jenni Olson, and in that phrase, she projects her own image onto the figure of a homoerotic icon whom cinema has elevated to myth: Brando, with his sweaty T-shirt and leather belt cinching his jeans, exudes both vulnerability and raw sensuality.
Drawing from this iconic and evocative image, Olson builds a self-portrait that acts as a game of mirrors: she echoes gestures, imitates postures, and, in one fluid movement, transcends the limits of binary gender roles. Sometimes emerges as a manifesto – a butch-themed fantasy – where the camera serves as a tool for exploration and the film becomes an intimate act of self-discovery.
panorama queer / The Dream of a Common Language / 14 maggio 2026
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Susana ha lasciato la sua casa di Mendoza, in Argentina, perché la sentiva troppo stretta. Se n'è andata per prendere le distanze dalle aspettative della sua famiglia. Ma chi è Susana? Cercando di raccontare e di essere raccontata, intervista i suoi genitori, sua sorella Graciela e due sue ex fidanzate, Talia e Karen. Sua madre la descrive come “una ragazzina testarda”. “Un'amante drammatica”, dice Talia. “Perché è cambiata così tanto?”, chiede la sorella. E così un apparente gesto narcisistico diventa qualcosa di viscerale. Susana si riprende e filma la sua testimonianza: “Ho scoperto la mia vocazione per l'arte e per le donne. Anche se ancora non sapevo cosa significassero le parole ‘lesbica’ o ‘omosessuale’”.
Susana è un film di incrollabile onestà. Tra le immagini della Bella Addormentata della Disney e le fotografie dell'album di famiglia – ereditate e costruite – si afferma come la figlia ribelle, la sorella irriverente e l'amante desiderosa.
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Susana left her home in Mendoza, Argentina, because it felt too small for her. She also left to distance herself from her family’s expectations. But who is Susana? Seeking to narrate and be narrated, she interviews her parents, her sister Graciela, and two of her ex-girlfriends, Talia and Karen. Her mother describes her as “a stubborn little girl”. “A dramatic lover”, says Talia. “Why did she change so much?” demands her sister. What could be seen as a narcissistic gesture becomes something visceral. Susana turns the camera on herself to film her testimony: “I discovered my vocation for art and for women. Even though, at the time, I didn’t know what the words ‘lesbian’ or ‘homosexual’ meant.”
Susana is a film of unflinching honesty. Between the imagery of Disney’s Sleeping Beauty and the photographs in the family album – both inherited and constructed – she affirms herself as the fractious daughter, the irreverent sister and the desiring lover.
panorama queer / The Dream of a Common Language / 14 maggio 2026
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Come sarebbe la storia del mondo se fosse narrata dalle lesbiche? Contrariamente al racconto tradizionale, che organizza il passato secondo una cronologia del progresso, Barbara Hammer propone un resoconto tortuoso e non lineare. Se l’eteronormatività può essere interpretata attraverso la caverna di Platone, in che modo potrebbe essere sovvertita in senso lesbico?
Lettere e diari – custoditi segretamente e sussurrati – conservano la memoria e la sensualità lesbica. Com’era l’erotismo in epoca coloniale? Quali passioni rimanevano nascoste durante il Rinascimento? Nel XX secolo si può tracciare un ponte tra le flapper e le lesbiche, entrambe viste come donne del desiderio. Hammer utilizza transizioni video analogiche per creare un’opera stratificata, intrecciando testi e immagini. E sui versi di Adrienne Rich e Gertrude Stein, un quartetto esegue canzoni d’amore saffiche. Un manifesto sull’esistenza lesbica in tutte le sue forme.
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How would the history of the world be told if narrated by lesbians? Contrary to the traditional tale, which organizes the past through a chronology of progress, Barbara Hammer proposes a winding, nonlinear account. If heteronormativity can be interpreted via Plato’s cave allegory, how might it be subverted from a lesbian viewpoint?
Letters and intimate diaries – kept secret and whispered – preserve lesbian memory and sensuality. How was eroticism structured in the colonial era? What passions lay hidden during the Renaissance? In the twentieth century, a bridge can be traced from the flappers to lesbians, both seen as women of desire. Hammer employs analog video effects and transitions to create a multi-layered piece, embedding texts and overlay images. As the words of Adrienne Rich and Gertrude Stein are evoked, a quartet performs love songs with a sapphic twist. A manifesto that celebrates lesbian existence in all its forms.
panorama queer / QueerCoreCore / 14 maggio 2026
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Una voce maschile e una femminile, un insegnante e un’allieva: una conversazione dalle coordinate ambigue che si fa presto duello dialettico il cui scopo è quello di far coincidere la morale umana con quella della macchina.
In questo corto sperimentale viene illustrato il processo di addestramento di una AI. Il dubbio è su chi sia al comando e su quale sia il valore del linguaggio nei processi di riconoscimento reciproco e validazione dell’identità. I processi di programmazione dell’AI sono segnati dal vissuto personale del programmatore dietro la macchina, e quindi non sono neutri ma informati delle logiche emotive che sottostanno all’umano. Un’interrogazione sul nostro rapporto con lo strumento e le sue possibili manipolazioni, sul confine sempre più sfumato tra noi e un’AI che acquisisce i nostri tratti identitari.
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A male and a female voice, a teacher and a student: a conversation with ambiguous coordinates that quickly becomes a dialectical duel aimed at aligning human morality with that of the machine.
This experimental short illustrates the training process of an AI. The question arises as to who is in charge and what value language plays in the processes of mutual recognition and identity validation. AI programming processes are shaped by the personal experiences of the programmer behind the machine, and they are therefore not neutral but informed by the emotional logic underlying the human. A movie that questions our relationship with the tool and its potential manipulations, and the increasingly blurred line between us and an AI that acquires our identity traits.
panorama queer / QueerCoreCore / 14 maggio 2026
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Il regista Mathieu Morel raccoglie tutte le GIF animate a cui ha messo mi piace su tumblr nel 2019, in un’insolita operazione di rimontaggio che usa il web come un archivio moderno da rileggere, reinterpretare, fare proprio, abitare.
Quanto le nostre abitudini di consumo digitale dicono di noi? Quanto il nostro algoritmo ci rappresenta? È possibile dedurre l’essenza di un individuo dalle immagini che consuma? Sembra quasi chiederci questo il regista, in un’operazione di autoanalisi che non pretende risposte definitive preferendo loro uno spaccato onesto e senza censure della sua identità digitale, come con un invito a perdersi in un flusso apparentemente disordinato. L’effetto è quello tipico del surfer su Internet: la ricerca diventa un naufragare nel mare di input e informazioni.
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Director Mathieu Morel gathers all the animated GIFs he liked on Tumblr in 2019 in an unusual re-editing process that treats the web as a modern archive - something to revisit, reinterpret, make one’s own, and inhabit.
How much do our digital consumption habits say about us? How much does our algorithm represent us? Is it possible to deduce the essence of an individual from the images they consume? These are the questions the director seems to pose, through an act of self-analysis that does not seek definitive answers, but instead offers an honest, unfiltered glimpse into his digital identity - almost as an invitation to lose oneself in an apparently disordered flow. The effect is that of the typical internet surfer: the search becomes a drifting, a kind of shipwreck in a sea of inputs and information.
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panorama queer / QueerCoreCore / 14 maggio 2026
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La scoperta di alcuni video caricati su Youtube quando era ancora una bambina spinge Manuela a riflettere sul suo rapporto con Internet: cosa ha lasciato di sé online? Cosa raccontano queste tracce digitali di chi è adesso, a distanza di anni? Come è stata segnata dell’esperienza della rete fin da giovanissima?
Manuela Gutiérrez Arrieta costruisce un desktop movie intimo che parla del web come archivio moderno, dal quale è possibile ricostruire tasselli fondamentali della propria storia privata, ma anche come luogo di possibile introspezione e riscoperta di sé. Nelle mani della regista la rete diventa strumento di archeologia del trauma personale e collettivo, ma anche di comprensione della propria identità, tra video e vecchie chat, in un ritratto mai conciliatorio che dice cosa significhi crescere online, soprattutto se si è una giovane donna.
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The discovery of videos uploaded to YouTube when she was still a child prompts Manuela to reflect on her relationship with the Internet: what traces of herself has she left online? What do these digital remnants reveal about who she is now, years later? How has she been shaped by her early experience of the web?
Manuela Gutiérrez Arrieta constructs an intimate desktop film that approaches the web as a modern archive, from which it is possible to reconstruct fundamental fragments of one’s private history, but also as a space for introspection and self-rediscovery. In the director’s hands, the Internet becomes a tool for excavating both personal and collective trauma, as well as for understanding one’s own identity—through videos and old chats—in a portrait that is never conciliatory, and that speaks to what it means to grow up online, especially as a young woman.
panorama queer / QueerCoreCore / 14 maggio 2026
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All’interno del mondo di The Sims 4, una donna fluttua a mezz’aria mentre in sottofondo sentiamo una voce preregistrata che le indica come svuotare la sua mente dai pensieri negativi e riconnettersi con sé stessa. Nella dimensione del videogioco il corpo è aleatorio, non ha peso né contenuto, è possibile attraversarlo e vederne l’interno completamente vuoto. Non c’è dolore da sopportare, non c’è respiro da mantenere.
Quello di Desirée Alagna è un film su un corpo da cui disconnettersi e poi riconnettersi, sulle opportunità offerte dal web di uscire fuori da sé, ma anche di riflettere la propria identità. Si tratta di un percorso di guarigione e accettazione filmica che usa le immagini del gioco online come strumento di analisi della propria auto consapevolezza, come di fronte a un doppelgänger da osservare e con il quale ricongiungersi in un atto di self-love digitale catartico e simbolico.
[eng]
In the world of The Sims 4, a woman floats mid-air while a pre-recorded voice in the background instructs her on how to clear her mind from negative thoughts and reconnect with herself. In the video game’s dimension, the body is ephemeral; it has neither weight nor substance, and one can pass right through it to see its completely empty interior. There is no pain to endure, no breath to hold.
Desirée Alagna’s film is about a body from which to disconnect and then reconnect, about the opportunities the web offers to step outside oneself, but also to reflect on one’s own identity. It is a cinematic journey of healing and acceptance that uses images from online gaming as a self-awareness tool. In particular, as in front of a doppelgänger to observe and with whom to reunite in an act of cathartic and symbolic digital self-love.
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