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UNDER QUEER / 11 maggio 2025

UNDER QUEER progetto realizzato con il sostegno di SIAE e del MiC nell’ambito del programma “Per Chi Crea”

#PerChiCrea / #MinisteroDellaCultura / #SIAE

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Poco prima dello sbarco in Normandia, un monastero di suore di clausura si trova in un quieto tumulto. Il silenzio ieratico di quegli spazi chiusi è l’illusione di una falsa calma. Nel caos mascherato, una suora è costretta a scegliere fra l’amore divino e l’amore terreno.
Nella precisione millimetrica di una messa in scena intensa e composta, Lorenzo Quagliozzi scava in tensioni inespresse, nei quadri seppia di un mondo castigato; lo sguardo cerca così di liberarsi da alcune invisibili catene facendo affidamento a qualsiasi immagine non risulti immobile e confinata, trovando motivo di sussulto in ogni crepitio fuori forma.

[eng]
Shortly before the Normandy landings, a monastery of cloistered nuns is in a quiet tumult. The hieratic silence of those closed spaces is the illusion of a false calm. In the masked chaos, a nun is forced to choose between divine love and earthly love.
In the millimetric precision of an intense and composed staging, Lorenzo Quagliozzi delves into unexpressed tensions, into the sepia frames of a chastened world; the gaze thus tries to free itself from some invisible chains by relying on any image that is not immobile and confined, finding a reason to startle in every out-of-shape crackle.

UNDER QUEER / 11 maggio 2025

UNDER QUEER progetto realizzato con il sostegno di SIAE e del MiC nell’ambito del programma “Per Chi Crea”

#PerChiCrea / #MinisteroDellaCultura / #SIAE

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Simone balla da solo. Gli piace girovagare per i boschi del Friuli, vicino Trieste, ascoltando musica e guardando il suo riflesso nell’acqua. Crede di essere invisibile, o meglio, crede che “gli altri” non lo vedano per quello che davvero è, oltre i pregiudizi e gli stereotipi su chi è diverso. Lo vede però Said, un giovane ragazzo immigrato che fa capolino nel bosco. I due iniziano un viaggio verso il mondo reale parlando, conoscendosi, interpretandosi a vicenda.
Le lumache puoi toccarle, sfiorarle, giudicarle, ma loro continuano ad essere quello che sono: corpi autonomi, ermafroditi, diversi. Proseguono per la loro lenta strada. Simone e Said vogliono così essere “come le lumache”: il film di Margherita Panizon sembra dirci che potrà volerci tempo ma loro due troveranno il loro posto e smetteranno di essere invisibili, almeno agli occhi di loro stessi.

[eng]
Simone dances alone. He likes to wander through the woods of Friuli, near Trieste, listening to music and looking at his reflection in the water. He believes he is invisible, or rather, he believes that “others” do not see him for what he really is, beyond the prejudices and stereotypes against who is different. However, Said sees him: he is a young immigrant boy who suddenly appears into the woods. The two begin a journey towards the real world by talking, getting to know each other, interpreting each other.
You can touch snails, brush them, judge them, but they continue to be what they are: autonomous bodies, hermaphrodites, different. They continue on their slow path. Simone and Said thus want to be “like snails”: Margherita Panizon’s film seems to tell us that it may take time but the two of them will find their place and will stop being invisible, at least in their own eyes.

panorama queer / corpi nella lotta / 10 maggio 2025

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Un insistente e destabilizzante flusso di parole enuncia la realtà dell’AIDS come crisi sanitaria e culturale, toccando temi come l’accesso a cure e trattamenti, lo stigma, il sensazionalismo mediatico, la ricerca di capri espiatori, la retorica colonialista occidentale, il lavoro sessuale. Il suono lavora sul livello dell’esperienza personale, con frammenti audio di Derek Jarman e David Wojnarowicz.
L’opera del cineasta sperimentale yann beauvais, che offre una pluralità di punti di vista sull’epidemia, è un potente pamphlet cinematografico, o, nelle parole dello stesso autore, un ciné-tract, che riprende l’urgenza e l’immediatezza del cinema militante sessantottino. Nonostante abbia prodotto questo film nel 1997, un anno dopo l’avvento delle prime terapie antiretrovirali HAART, beauvais muove dalla certezza che la crisi dell’AIDS è lungi dal dirsi conclusa.

[eng]
An insistent and destabilising stream of words enunciates the reality of AIDS as a health and cultural crisis, touching on issues such as access to care and treatment, stigma, sensationalism in the media, scapegoating, western colonialist rhetoric, and sex work. The sound works on the level of personal experience, with audio fragments by Derek Jarman and David Wojnarowicz.
This work by experimental filmmaker yann beauvais, which provides a plurality of viewpoints on the epidemic, is a powerful cinematographic pamphlet, or, in the author's own words, a ciné-tract, which recaptures the urgency and immediacy of militant 1968s cinema. Despite having produced this film in 1997, a year after the advent of the first HAART antiretroviral therapies, beauvais works from the conviction that the AIDS crisis is far from over.

 

panorama queer / corpi nella lotta / 10 maggio 2025

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Costruito su frammenti di articoli di giornale e programmi omofobi e discriminatori, Snow Job è un mosaico visivo e sonoro della narrazione mediatica dominante durante i primi anni dell’epidemia di AIDS negli Stati Uniti. Il tono isterico e sensazionalista dei media, che trasformano la crisi in intrattenimento, contribuisce a diffondere pregiudizi, stigma e colpevolizzazione.
Barbara Hammer analizza e decostruisce questa retorica attraverso un montaggio irregolare, focalizzandosi su elementi strutturali dell’immagine come i pixel del video e giocando con l’estetica della neve – che rimanda tanto ai ritagli di giornale come alla mancanza di segnale televisivo –, per evocare la proliferazione allarmista di notizie e per denunciare la manipolazione dell’informazione in funzione dello spettacolo giornalistico.

[eng]
Made of fragments of homophobic and discriminating media articles and broadcasts, Snow Job is a patchwork of the dominant storytelling of the early years of the AIDS epidemic in the United States. The hysterical and sensationalist tone of the media, which turned the crisis into entertainment, contributed to spreading prejudice, stigma and guilt.
Barbara Hammer analyses and deconstructs this rhetoric through irregular editing, focusing on structural elements of the image such as the pixels of the video and playing with the aesthetics of snow – which refers to both newspaper clippings and the lack of television signal –, to evoke the alarmist proliferation of news and to denounce the manipulation of information for the sake of journalistic spectacle.

panorama queer / corpi nella lotta / 10 maggio 2025

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Il performer e drammaturgo Neil Bartlett interpreta un eccentrico docente di Newcastle che nel corso di un’esilarante intervista tenta goffamente di nascondere la propria omosessualità. Le testimonianze esagerate dei suoi studenti raccontano che l'arrivo del nuovo professore ha sconvolto positivamente le loro vite e le identità di amic* e parenti nel raggio di dodici miglia.
Realizzato in risposta all’articolo 28, con cui nel 1988 il governo britannico vietava la “promozione dell’omosessualità” nelle scuole, questo corto satirico spinge al parossismo l’idea che l’omosessualità si diffonda come una malattia contagiosa. Giocando con il linguaggio delle finte interviste e un tono malizioso e irriverente, Stuart Marshall prende in giro l’ignoranza, il pregiudizio e l’omofobia, firmando una tagliente critica al governo conservatore dell’epoca.

[eng]
Performer and playwright Neil Bartlett plays an eccentric professor at Newcastle who, over the course of a hilarious interview, clumsily attempts to hide his homosexuality. The exaggerated testimonies of his students recount that the new professor's arrival has positively disrupted their lives, and identities of all friends and relatives within a twelve mile radius.
Made in response to Article 28, by which the British government banned the “promotion of homosexuality” in schools in 1988, this satirical short makes fun of the idea that homosexuality spreads like a contagious disease. Playing with the device of fake interviews and a malicious and irreverent tone, Stuart Marshall ridicules ignorance, prejudice and homophobia, delivering a scathing critique of the Conservative government of the time.

panorama queer / corpi nella lotta / 10 maggio 2025

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L’artista e attivista statunitense David Wojnarowicz parla direttamente alla camera, accusando ferocemente l’omofobia del governo e della cultura statunitensi rispetto all’epidemia di AIDS. In un disperato e intenso monologo, che muove dalla tragica coscienza di una morte prossima, Wojnarowicz lascia trasparire rabbia e frustrazione, smaschera l’ipocrisia e il perbenismo della “società malata” che lo circonda, ed evoca potenti descrizioni del desiderio sessuale.Utilizzando la cornice visiva del non-luogo della televisione, veicolo dominante della cultura di massa, e attraverso la struttura non lineare e frammentata del racconto orale, Tom Rubnitz e Wojnarowicz tessono un canto alla rabbia e all’erotismo come armi politiche dell’attivismo queer.

[eng]

The American artist and activist David Wojnarowicz speaks directly to the camera, fiercely accusing the US government and culture of homophobia in relation to the AIDS epidemic. In a desperate and intense monologue, prompted by a tragic awareness of impending death, Wojnarowicz reveals anger and frustration, exposes the hypocrisy and prissiness of the “diseased society” around him, and evokes powerful descriptions of sexual desire.
Using the aesthetic framework of the non-site of television, the dominant vessel for mass culture, and through the non-linear, fragmented structure of oral storytelling, Tom Rubnitz and Wojnarowicz weave a song to anger and eroticism as the political weapons of queer activism.

panorama queer / corpi nella lotta / 10 maggio 2025

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Le immagini sensuali e sessuali dei corpi di due ragazze nello spazio intimo della loro casa si alternano alle figure austere di alcuni poliziotti, filmati durante la manifestazione di Act Up al municipio di New York (Target City Hall) nel 1989. Il teso dialogo tra queste sequenze antitetiche è accompagnato da testi in sovraimpressione, estratti di leggi o sentenze contro l’omosessualità, il sesso anale, l’aborto, la pornografia e il lavoro sessuale, come l’Helms Amendement Act o la Sodomy Law.
La produttrice e documentarista Catherine Gund Saalfield e l’artista Zoe Leonard, militanti nel Women’s Caucus di Act Up, non solo evocano e denunciano il controllo e la criminalizzazione della sessualità dissidente e del corpo femminile, ma rivendicano anche il superamento del binomio tra pubblico e privato, tra personale e politico, leitmotiv ipocrita e moralista della destra statunitense.

[eng]
Sensual and sexual images of the bodies of two girls in the intimate space of their home alternate with the stark figures of some policemen, filmed during an Act Up demonstration at New York's City Hall (Target City Hall) in 1989. The tension-loaded dialogue between these contrasting sequences is accompanied by overlay texts, excerpts from laws or court sentences against homosexuality, anal sex, abortion, pornography and sex work, such as the Helms Amendement Act or the Sodomy Law.
Producer and videomaker Catherine Gund Saalfield and artist Zoe Leonard, activists in the Women's Caucus of Act Up, not only denounce the control and criminalisation of dissident sexuality and the female body, but also demand the overcoming of the duality of public and private, personal and political, that pervades the hypocritical and moralistic rhetoric of the American right.

 

panorama queer / corpi nella lotta / 10 maggio 2025

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Durante l’epidemia di AIDS, i media mainstream propongono un’analisi eterocentrica della malattia e non esitano a sfruttare la morte per fini commerciali. Final Solutions, ultimo capitolo della Aids Trilogy, mette in discussione le menzogne e le ipocrisie del tempo, concentrandosi sulla realtà del consumismo televisivo della società reaganiana.
Muovendo dalla constatazione che nell’epoca neoliberista l’essere umano, il sesso, l’arte, la malattia e la cura sono merci in vendita, Tartaglia dimostra che la “soluzione finale” del capitalismo è assimilare ogni cosa, usando la paura della morte come arma per riprodursi. Realizzato con tecniche sperimentali, il film combina una critica feroce alla cultura consumistica e alla mostruosità dell’universo pubblicitario – smascherato, grazie anche al riuso di immagini televisive, nelle sue narrazioni contraddittorie – con un invito alla resistenza politica.

[eng]
During the AIDS epidemic, the mainstream media propounded a heterocentric account of the disease and did not hesitate to exploit death for commercial purposes. Final Solutions, the final chapter of the AIDS Trilogy, questions the lies and hypocrisies of that time, focusing on the reality of the televised consumerism of Reagan society.
Assuming that in the neoliberal era the human being, sex, art, disease and cure are all commodities for sale, Tartaglia shows that capitalism's “final solution” is management of all situations through enforced assimilation using death-terror as the weapon. Made with experimental techniques, this film combines a ferocious critique of consumer culture and the monstrosity of the advertising industry - exposed, through TV images, in its contradictory narratives - with an invitation to political resistance.

 

panorama queer / corpi nella lotta / 10 maggio 2025

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Ecce Homo si apre con l’immagine del secondino di Un chant d’amour di Jean Genet, che nella reinterpretazione di Tartaglia si trasforma in un simbolo della criminalizzazione e il controllo della sessualità queer. Tramite un collage di frammenti di film pornografici gay degli anni ’70 e una voce che evoca, in un flusso di parole, i protagonisti di un racconto repressivo – “the cop”, “the police”, “the power”, “the doctor” – Tartaglia riflette sull’atto di guardare e rappresentare il sesso.Realizzato con una stampante ottica, strumento per la riproduzione di immagini, su pellicola 16 mm, che rende palpabile la materialità dei corpi e i loro fluidi, il secondo capitolo della sua trilogia sull’AIDS è un’ode provocatoria alla rappresentazione queer e un’accusa all’isteria sul sesso gay che, con la scusa di un’emergenza sanitaria, è visto come intrinsecamente malato, pornografico o, nella migliore delle ipotesi, una minaccia alla salute pubblica.

[eng]
Ecce Homo begins with the image of the prison guard from Jean Genet's Un chant d'amour, who, in Tartaglia's reinterpretation, becomes a symbol of the criminalisation and control of queer sexuality. Through a collage of fragments of gay pornographic films from the 1970s and a voice that recalls, in a verbal stream, the protagonists of a punitive narrative – "the cop", "the police", "the power", "the doctor" – Tartaglia reflects on the act of watching and representing sex
Made using an optical printer, a tool for the reproduction of images, on 16 mm film, which makes the materiality of bodies and their fluids tangible, the second chapter of his AIDS trilogy is a provocative ode to queer representation and an indictment of the hysteria that, under the excuse of a medical emergency, portrays gay sex as intrinsically diseased, pornographic or, at best, a public health hazard.

 

panorama queer / corpi nella lotta / 10 maggio 2025

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Anthem è un video sperimentale e musicale che unisce le voci di cinque poeti afroamericani, i cui versi si susseguono non linearmente tra scomposizione e ripetizione, a immagini di danza, scene sensuali e simboli politici, come la bandiera panafricana, il triangolo rosa di Act Up, il motto Silenzio = Morte.
La musica ritmata scandisce i livelli simbolici dell’opera, che, attraverso un gioco di associazioni visive, rivendica il valore politico dell’utopia, immagina una liberazione queer e annuncia una nuova idea di mascolinità. Marlon Riggs, il cui lavoro a metà tra attivismo e videoarte ha testimoniato l’impatto dell’AIDS nella comunità afroamericana, tesse un’ode all’amore tra uomini, celebra i movimenti queer e la lotta all'HIV e invita a una rivoluzione intersezionale.

[eng]
Anthem is an experimental and musical video that combines the voices of five African-American poets, whose verses alternate non-linearly between fragmentation and repetition, with images of dance, sensual scenes and political symbols, such as the Pan-African flag, the pink triangle of Act Up, the slogan Silence = Death.
Rhythmic music punctuates the symbolic levels of the work, which, through a play of visual associations, claims the political value of utopia, imagines a queer liberation and announces a new idea of masculinity. Marlon Riggs, whose work somewhere between activism and video art documented the impact of AIDS in the African-American community, weaves an ode to love between men, celebrates queer activism and the fight against HIV, and calls for an intersectional revolution.

panorama queer / corpi nella lotta / 10 maggio 2025

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«Quattro medici su cinque raccomandano l’astinenza sessuale per gli uomini gay!», «I buoni gay sono monogami e assimilabili agli etero». La retorica eteronormativa usa la crisi dell’AIDS per demonizzare la sessualità queer. A.I.D.S.C.R.E.A.M., il primo capitolo della Aids Trilogy di Jerry Tartaglia, che nella sua opera ha instancabilmente associato la pratica sperimentale alla coscienza politica queer, è una risposta rabbiosa al fenomeno politico della malattia e un ricordo dei suoi amici scomparsi. L’associazione tra sesso, peccato e morte o quella tra medicina e morale che attraversano le retoriche ultrareligiose e bigotte dell’epoca sono decostruite attraverso immagini e suoni che non si limitano alla denuncia, ma rileggono e ribaltano la stessa narrazione epidemica. Tartaglia celebra la sessualità queer, descritta come un virus e un pericolo dalla cultura eteropatriarcale.

[eng]
«Four out of five doctors recommend no sex for gay men», «Good gays are monogamous and straight looking». The heteronormative rhetoric uses the AIDS crisis to demonise queer sexuality. A.I.D.S.C.R.E.A.M., the first chapter of The AIDS Trilogy by Jerry Tartaglia, who has relentlessly linked experimental practice with queer political awareness in his work, is a raging response to the politics of the disease and a tribute to his dead friends. The association between sex, sin and death or that between medicine and morality that run through the ultra-religious and bigoted rhetoric of the time are deconstructed through images and sounds that do not limit to denunciation, but reinterpret and overturn the epidemic narrative itself. Tartaglia celebrates queer sexuality, described as a virus and a danger by hetero-patriarchal culture.

panorama queer / corpi nella lotta / 10 maggio 2025

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In questa ironica rilettura musical di Morte a Venezia, Aschenbach soccombe a un attacco di “ADS” (Acquired Dread of Sex) – la “peste dei bigotti” e di chi teme il sesso –, una malattia satirica che si contrae leggendo il Toronto Sun, andando a messa, guardando troppa televisione o ascoltando i discorsi di Ronald Reagan. Nel frattempo, il giovane Tadzio scopre l’utilità del preservativo, che diventa il suo accessorio preferito.
Attraverso un fantasioso détournement di Mann e Visconti, il cineasta canadese John Greyson, il cui lavoro irriverente e politicamente radicale è indissolubilmente legato alla lotta all’HIV/AIDS, realizza una dissacrante parodia della paura e del panico indotti dai media durante la crisi dell'AIDS, smascherando la sessuofobia e il moralismo dilaganti e promuovendo pratiche sessuali più sicure.

[eng]
In this ironic musical reinterpretation of Death in Venice, Aschenbach succumbs to an attack of “ADS” (Acquired Dread of Sex) – the “plague of bigots” and those who fear sex –, a satirical disease that one contracts by reading the Toronto Sun, going to mass, watching too much television or listening to Ronald Reagan's speeches. Meanwhile, young Tadzio discovers the usefulness of condoms, which become his favourite thing to wear.
Through an imaginative détournement of Mann and Visconti, Canadian filmmaker John Greyson, whose irreverent and politically radical work is inextricably linked to the fight against HIV/AIDS, makes an irreverent parody of the media-induced fear and panic during the AIDS crisis, unmasking the pervasive sexophobia and moralism and promoting safer sex practices.

 

panorama queer / homintern / 09 maggio 2025

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Nel suo primo film professionale dopo il diploma alla FAMU, Věra Chytilová ritrae la stessa ribellione femminile presente nei suoi lavori successivi più famosi (specialmente Le margheritine, 1966), questa volta attraverso la storia di Eva Gálová, la nuova arrivata della pensione femminile di una fabbrica tessile. La macchina da presa vede tutto attraverso il suo punto di vista, si sentono i suoi pensieri interiori tramite la voce fuoricampo, e tuttavia è raramente parte dell’azione in sé. Guarda le altre ragazze, i loro teneri atti di rivolta, in una sorellanza omoerotica che è anche gioco con il mondo esterno – parlano di ragazzi, di uomini, di scuola militare, dell’esercito, qualcuna persino di Dio, tutto in maniera apparentemente astratta, parte di un ordine mondiale che, per il momento, è fuori dalla loro portata: fuoricampo.

[eng]
In her first professional film after graduating FAMU, Věra Chytilová depicts the same female rebellion present in later, more famous works of hers (especially Daisies, 1966), this time through the story of Eva Gálová, the newcomer at a girls’ boarding house of a textile factory. The camera sees everything from her point of view, her inner thoughts take over the voice over, yet she’s rarely part of the action per se. She watches the other girls, their tenderous acts of revolt, homoerotic sisterhood and games with the outside world – they talk about boys, men, military school, the army, sometimes even about God, all seeming rather abstract, part of a world order that, for the moment, is out of their reach: out in the off-screen.

 

panorama queer / homintern / 09 maggio 2025

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Il videotape di John Greyson sul suo viaggio al Festival della Gioventù di Mosca del 1985 è, nel migliore dei sensi possibili, il lavoro di un agitatore politico e formale: sgradevole, eccentrico, spiritoso e sensuale, sessualmente esplicito, politicamente lucido e del tutto dialettico. Narrato come una storiella imbarazzante raccontata a un suo “amico di letto”, la memoria della visita a Mosca si perde in vivide curiosità sulla cultura gay underground, sulle voci della Guerra Fredda e sui rapporti occasionali, proprio come le sue registrazioni documentarie ci conducono a un momento fittizio e speculativo di un’intervista televisiva di Aleksandra Kollontaj, a frammenti di un thriller di spionaggio (Ice Station Zembra, 1968) con Rock Hudson, che all’epoca stava morendo per cause legate all’AIDS, e al porno gay.

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John Greyson’s videotape from his trip to the 1985 Moscow Youth Festival is, in the best sense, the work of a political and formal agitator: nasty, quirky, witty and sensual, sexually explicit, politically lucid, and wholly dialectical. Narrated as an awkward story told to a curious friend with benefits of his, the memory of visiting Moscow will take a detour into vivid curiosities of underground gay culture, Cold War rumors and hooking up, just as his documentary recordings will take one into a fictitious speculative moment of Alexandra Kollontai giving an interview for television, snippets of an espionage thriller (Ice Station Zebra, 1968) starring Rock Hudson, who back then was dying of AIDS-related causes, and gay porn.

 

panorama queer / homintern / 09 maggio 2025

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Nel 1984 Derek Jarman faceva parte di una delegazione di registi britannici mandati dal BFI a presentare i loro nuovi film a Mosca e Baku. Mentre era lì iniziò a girare quello che sarebbe diventato Imagining October, una splendida, ineffabile, angosciante meditazione sul sé politico, artistico e sessuale nel mondo: ma anche su Eisenstein nell’Unione Sovietica di Stalin, un regista geniale e un devoto propagandista che cadde dalla grazia dei sovietici; su sé stesso nell’Inghilterra thatcheriana, costantemente frustrato e senza lavoro per il rifiuto di sottomettersi alle aspettative del capitale; su un pittore, interpretato da John Watkiss, che nel suo studio lavora appassionatamente a un dipinto militare del Realismo Socialista, incentrato su una scena omoerotica di cameratismo fra soldati; sui soldati stessi, che si spogliano delle loro uniformi spogliandosi così anche di qualunque compromesso col mondo.

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In 1984, Derek Jarman was part of a delegation of British filmmakers sent by the BFI to present their recent films in Moscow and Baku. While there, he started shooting what was to become Imagining October, a splendid, ineffable, anguishing meditation on the artistic, sexual, political self in the world: on Eisenstein in Stalinist Soviet Union, a genius filmmaker, a devoted propagandist who fell out of Soviet grace; on himself in Thatcherist England, constantly frustrated and out of work for not submitting to the expectations of the capital; of a painter performed by John Watkiss, working lustfully in his studio on a Socialist Realist military tableau showing a homoerotic scene of comradeship between soldiers; on the soldiers themselves, undressing their military uniform, stripping off their compromise to the world.

panorama queer / homintern / 09 maggio 2025

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Alla fine degli anni Novanta William E. Jones lavorava in un videonoleggio, nel momento in cui titoli pornografici come Men of the Balkans o Young Russian Innocents venivano distribuiti negli Stati Uniti. Improvvisamente l’industria porno aveva cominciato a investire in terre che il giorno prima erano proibite, e che ora andavano mappate per il capitale: la Mosca post-sovietica, Praga, Budapest, Sofia. Virili, forti e attraenti, tuttavia desiderosi di sottomettersi al dollaro, i ragazzi dell’Est si travestivano e interpretavano ruoli sia storici che politici per il turismo scopico-sessuale dell’occhio occidentale, vendendo tutto ciò che avevano: loro stessi.
Il saggio found footage di Jones è uno studio affascinante sull’immagine pornografica della Guerra Fredda e sulla possibile violenza della creazione di immagini; il cinema in sé, come mostra il film, non è niente di più che turismo sessuale.

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William E. Jones was working in a video store in the late 90s when porn tapes with titles like Men of the Balkans or Young Russian Innocents were being distributed in the United States. Overnight, the porn industry started investing in the forbidden lands of yesteryear, now territories to be charted by the capital: post-communist Moscow, Prague, Budapest, Sofia. Virile, good-looking and strong, yet willing to submit to dollars, the boys of the East dressed up and played roles, cosplaying history and politics for the scopic-sexual tourism of the Western eye, selling all they have: themselves.
Jones’ found footage essay is a fascinating study of Cold War pornographic imagination and of the possible violence of image-making; cinema in itself, the film shows explicitly, is sometimes no more than sex tourism.

 

nuove visioni / 09 maggio 2025

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Il guardiano di un cimitero riceve le visite di un’insistente vedova, che viene a piangere il marito defunto. L’uomo era l’amante del guardiano, e la vedova vuole venire a capo del loro rapporto. Intanto, però, il guardiano viene morso da un misterioso ragno…
Mathieu Morel dissacra il dissacrabile in questa commedia horror grottesca sovraccarica di necrofilia e aracnofilia, intrecciando in una singola ragnatela asfissiante eros e thanatos, dialogo teatrale e horror di serie Z, queerness e spinte autodistruttive. Dei torbidi abissi del desiderio del cinema francese contemporaneo (Bertrand Mandico, Yann Gonzalez), quelli di Mathieu Morel sono i più sgradevoli, diretti, viscerali.

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A cemetery keeper receives visits from an insistent widow, who comes to mourn her deceased husband. The man, however, was the keeper’s lover, and the widow wants to get to the bottom of their relationship. But in the meantime the keeper is bitten by a mysterious spider…
Mathieu Morel desecrates the desecrable in this grotesque horror comedy overloaded with necrophilia and arachnophilia, intertwining eros and Thanatos, theatrical dialogue and B-series horror, queerness and self-destructive impulses in a single suffocating spider web. Among the murky depths of desire in contemporary French cinema (Betrand Mandico, Yann Gonzalez), those of Mathieu Morel are the most unpleasant, direct, visceral ones.

 

queer short / 09 maggio 2025

▶︎ Biglietti online su liveticket: 26 maggio / 27 maggio

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C’è preoccupazione nell’aria. La terra trema in un giardino, alcune persone la sentono tremare col tatto, con l’udito, e improvvisamente si perdono. Il mondo diventa un ventaglio di indizi, ma sembrano tutti inani, vuoti. Le sensazioni ci portano lontani con la forza di migliaia di onde.
Un enigma firmato col riconoscibilissimo tratto di Helena Wittmann, un uso della pellicola quanto più tattile tanto più i sensi diventano ingannevoli, tanto più il tatto la vista l’udito non dicono altro che l’accadere delle cose, e i parametri con cui valutiamo la realtà si perdono, secondo i punti di vista, in un mondo di possibilità o in un abisso.

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There is worry in the air. The earth trembles in a garden, some people feel it with their touch, with their hearing, and suddenly they are lost. The world becomes a fan of clues, but they all seem inane, empty. Sensations carry us far away with the force of thousands of waves.
An enigma signed with the very recognizable style of Helena Wittmann, a use of film that is the more tactile the more the senses become deceptive, the more touch sight and hearing say nothing but the happening of things, and the parameters with which we evaluate reality are lost, depending on the point of view, in a world of possibilities or in an abyss.

queer short / 09 maggio 2025

▶︎ Biglietti online su liveticket: 28 maggio / 29 maggio

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In un imprecisato momento del futuro, in cui la gente può incontrarsi telepaticamente tramite “pillole sensoriali”, Lourdes porta la fidanzata Lana a conoscere i suoi genitori, Vicente e Carl. Ma nonostante l’apparenza di una tecnologia in grado di avvicinare e legare le persone fin nelle intimità del pensiero, la visita di Lourdes e Lana sarà un’occasione per mettere alla prova la loro relazione.
Tra un Black Mirror in terra portoghese e il controllo di un cinema formalista, la nuova distopia di Isadora Neves Marques è destinata a lasciare lo spettatore in uno stato di dubbio e incertezza: cosa rimane del fuori, e dell’altro, quando il dentro viene fuori anche senza aprire la bocca?

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In an unspecified moment in the future, in which people can meet telepathically through “sensory pills”, Lourdes takes her girlfriend Lana to meet her parents, Vicente and Carl. But, despite the appearance of a technology capable of bringing people closer and bonding them even in the intimacy of thought, Lourdes and Lana’s visit will be an opportunity to test their relationship.
Between a Portuguese Black Mirror and the control of a formalist cinema, Isadora Neves Marques’ new dystopia is destined to leave the viewer in a state of doubt and uncertainty: what remains of the outside, and of the other, when the inside comes out even without opening the mouth?

 

queer short / 09 maggio 2025

▶︎ Biglietti online su liveticket: 28 maggio / 29 maggio

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Bianca e Moss si raccontano davanti alla camera: intimità, spazi percorsi, riflessi allo specchio, pose e naturalezza. La camera è un’estensione degli arti, un’estensione del loro rapporto.
Quasi in una rivisitazione di certi lavori di Barbara Hammer, Luminous Matter è una dichiarazione d’amore fatta di squarci, dettagli, fasci di luce solare, materia plastica su cui la voce fuoricampo dipinge mille teorie e mille colori. Le due protagoniste si filmano, fanno rimbalzare il film dal corpo di una al corpo dell’altra, si cercano negli sguardi e negli angoli di stanze che conoscono solo loro, trovando lo spazio per travestirsi, pettinarsi, truccarsi, e così “scavare verso l’esterno” per trovare sempre maggiore spontaneità, per portarla alla luce, mentre la loro “lesbotransqueer home video practice” produce la possibilità di assistere alle loro trasformazioni.

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Bianca and Moss tell themselves in front of the camera: intimacy, spaces travelled, reflections in the mirror, poses and naturalness. The camera is an extension of the limbs, an extension of their relationship.
Almost in a revisitation of certain works by Barbara Hammer, Luminous Matter is a declaration of love made of glimpses, details, beams of sunlight, plastic material on which the voiceover paints a thousand theories and a thousand colors. The two protagonists film themselves, bounce the film from one’s body to the other’s, look for each other in the glances and in corners of rooms that only they know, finding the space to dress up, comb their hair, put on makeup, and so “dig outward” to find ever greater spontaneity, to bring it to light, while their “lesbotransqueer home video practice” produces the possibility of witnessing their transformations.