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[ita]
L’artista e attivista statunitense David Wojnarowicz parla direttamente alla camera, accusando ferocemente l’omofobia del governo e della cultura statunitensi rispetto all’epidemia di AIDS. In un disperato e intenso monologo, che muove dalla tragica coscienza di una morte prossima, Wojnarowicz lascia trasparire rabbia e frustrazione, smaschera l’ipocrisia e il perbenismo della “società malata” che lo circonda, ed evoca potenti descrizioni del desiderio sessuale.Utilizzando la cornice visiva del non-luogo della televisione, veicolo dominante della cultura di massa, e attraverso la struttura non lineare e frammentata del racconto orale, Tom Rubnitz e Wojnarowicz tessono un canto alla rabbia e all’erotismo come armi politiche dell’attivismo queer.

[eng]

The American artist and activist David Wojnarowicz speaks directly to the camera, fiercely accusing the US government and culture of homophobia in relation to the AIDS epidemic. In a desperate and intense monologue, prompted by a tragic awareness of impending death, Wojnarowicz reveals anger and frustration, exposes the hypocrisy and prissiness of the “diseased society” around him, and evokes powerful descriptions of sexual desire.
Using the aesthetic framework of the non-site of television, the dominant vessel for mass culture, and through the non-linear, fragmented structure of oral storytelling, Tom Rubnitz and Wojnarowicz weave a song to anger and eroticism as the political weapons of queer activism.

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