anteprime queer / 10 aprile 2026
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Alcuni materiali audiovisivi di repertorio ci mostrano i momenti salienti del conflitto israelo-palestinese prima degli anni Ottanta: gli scontri armati fra l’esercito israeliano e l’OLP, le condizioni di vita dei rifugiati palestinesi in Libano negli anni Sessanta e, proprio di quegli anni, le rovine lasciate dalla Guerra dei Sei Giorni. Sembra tanto materiale, ma è pochissimo rispetto a quello che c’era prima: nell’estate del 1982 l’esercito israeliano bombarda Beirut e distrugge l’archivio del Centro di Ricerca Palestinese. Gli archivi che vediamo qui sono dei sopravvissuti.
Ma sono dei sopravvissuti feriti, come sembrano dire le tracce rosse di sangue che Kamal Aljafari diffonde tra le immagini, a volte a evocare l’idea della censura, a volte come accento espressionistico: sono le ferite dell’intero popolo palestinese, asportato della sua stessa memoria, condannato a vivere la storia del suo quotidiano come una storia di perenne morte. A Fidai Film è l’orrore della storia, ed è una storia dell’orrore.
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Some audiovisual archives show us key moments of the Israeli-Palestinian conflict before the 1980s: the armed clashes between the Israeli army and the PLO, the living conditions of Palestinian refugees in Lebanon in the 1960s, and, precisely from those years, the ruins left by the Six-Day War. It seems like a lot of material, but it's very little compared to what was there before: in the summer of 1982, the Israeli army bombed Beirut and destroyed the archives of the Palestinian Research Center. The archives we see here are survivors themselves.
But they are wounded survivors, as the red traces of blood that Kamal Aljafari spreads through the images seem to indicate, sometimes evoking the idea of censorship, sometimes as an expressionistic accent: they are the wounds of the entire Palestinian people, stripped of their very memory, condemned to live the history of their daily lives as a story of perpetual death. A Fidai Film is the horror of history, and it is a horror story.
anteprime queer / 10 aprile 2026
ticket online > liveticketcket
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Tre dischi miniDV vengono ritrovati: sono i filmati che Kamal Aljafari ha girato a Gaza nel 2001, quando si era messo alla ricerca di un vecchio compagno di cella del regista stesso, incarcerato dagli israeliani nel 1989. Insieme a una guida, Hasan, quella ricerca diventa un viaggio dal Nord al Sud della Stiscia di Gaza, una riflessione sul tempo e sulle ferite che si rimarginano, una meditazione sui fantasmi che portano con sé i materiali d’archivio.
With Hasan in Gaza è la mesta contemplazione di un mondo che non esce da infiniti cicli di martirio. Lo sforzo del gesto di Kamal Aljafari è di dare materialità a luoghi, palazzi, superfici che nel presente del 2025 (quando il film è presentato in concorso a Locarno) forse non esistono più. Un film che è una sorta di controcampo, o di “negativo”, di A Fidai Film (2024): con un leggero esercizio di sovrapposizione, i luoghi integri e trafficati di With Hasan in Gaza occupano gli stessi volumi svuotati e distrutti di A Fidai Film, tanto che non è più chiaro se uno spazio vuoto è effettivamente una piazza o l’anima invisibile di un edificio distrutto.
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Three miniDV discs are found: they are the footage that Kamal Aljafari shot in Gaza in 2001, when he was searching for one of his old cellmates, imprisoned with him by the Israelis in 1989. Together with a guide, Hasan, the search becomes a journey from the north to the south of the Gaza Strip, a reflection on time and healing wounds, a meditation on the ghosts that archival materials carry with them.
With Hasan in Gaza is a sad contemplation of a world that remains stuck in endless cycles of martyrdom. Kamal Aljafari's effort is to give substance to places, buildings, and surfaces that in the present of 2025 (when the film is being screened in competition at Locarno) perhaps no longer exist. A film that is a sort of reverse shot, or “negative,” of A Fidai Film (2024): with a slight exercise in superimposition, the intact and busy places of With Hasan in Gaza occupy the same emptied and destroyed volumes of A Fidai Film, so much so that it is no longer clear whether an empty space is actually a square or the invisible soul of a destroyed building.
extra / La luce che copre le nostre ferite. Per Chiara Volpes / 21 febbraio 2026
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Léo è un giovane omosessuale appassionato, vivace, eccitato. Léo è anche un padre premuroso, gentile, rassicurante. La sera del compleanno di suo figlio si deve barcamenare fra questi due diversi motori esistenziali e dividersi nonostante goffaggini e distrazioni.
Nans Laborde-Jourdáa tallona Léo (dividendosi anche lui fra il davanti e il dietro la macchina da presa: lui stesso interpreta Léo) e non sa se biasimarlo per certe sue inettitudini o stimarlo per come riesca a circondarsi di affetto e amore. Alla fine ripiega per la scelta di mezzo: volergli semplicemente bene, e con gentilezza affascinante e imperfetta cattura in corsa un ritratto impressionista, fra parchi e camere d’albergo, fra incontri sessuali e tenerezze familiari, con una spontaneità che riterremo impossibile e invece, conoscendo Léo, pare inattaccabile.
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Léo is a passionate, lively, and excited young gay man. Léo is also a caring, kind, and reassuring father. On the night of his son's birthday, he must juggle these two very different existential forces, separating himself despite awkwardness and distractions.
Nans Laborde-Jourdáa follows Léo (also splitting his time between in front of and behind the camera: he plays Léo himself) and doesn't know whether to blame him for some of his ineptitudes or admire him for how he manages to surround himself with affection and love. Ultimately, he settles for the middle ground: simply loving him, and with a charming and imperfect kindness, he quickly captures an impressionistic portrait, amid parks and hotel rooms, between sexual encounters and family tenderness, with a spontaneity that we might think impossible, but yet, knowing Léo, seems unassailable.
extra / La luce che copre le nostre ferite. Per Chiara Volpes / 21 febbraio 2026
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Se c’è una persona con cui dovrebbe essere possibile essere assolutamente se stessi quella è la propria madre. Pol Merchan affronta dunque il viaggio che lo riporta da lei, in un tentativo di riappacificazione e di comprensione reciproca. E il viaggio si traduce in un caleidoscopio di duplici possibilità, evocate dal perenne split screen: riusciranno i due a riconciliarsi? A capirsi? È possibile che al fisico viaggio di Pol, che ha raggiunto la madre, si attagli anche il viaggio che la madre deve fare attraverso i dubbi fino all’accettazione? Il viaggio è comunque un evento trasformativo, e il film di Pol Merchan ne esplora traiettorie e potenziali deviazioni con grande sensibilità.
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If there's one person with whom it should be possible to be absolutely sincere, that’s one's mother. Pol Merchan therefore embarks on the journey that brings him back to her, in an attempt at reconciliation and mutual understanding. And the journey translates into a kaleidoscope of dual possibilities, evoked by the constant split screen: will the two be able to reconcile? Understand each other? Is it possible that Pol's physical journey, which has reached his mother, also parallels that journey her mother must make through doubts aiming the acceptance? The journey is, in any case, a transformative event, and Pol Merchan's film explores its trajectories and potential deviations with great sensitivity.
extra / La luce che copre le nostre ferite. Per Chiara Volpes / 21 febbraio 2026
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Nell’Inghilterra del 1605 e della caccia alle streghe, la giovane Evelyn è indirizzata dal padre, pastore protestante, verso un matrimonio combinato con un giovane uomo di buona famiglia. È però innamorata dall’umile Mary, con cui si incontra lontane da occhi indiscreti. È una vita destinata al segreto, perché la scoperta della verità da parte della comunità del villaggio potrebbe avere tragiche conseguenze.
Sullo sfondo opprimente di un mondo chiuso, scuro, asfissiato dal bigottismo moralista della religione, la storia di Evelyn (la leggendaria Bella Ramsay direttamente da Il trono di spade) è emblematica del desiderio passionale della libertà anche dove meno ci si aspetterebbe di trovarlo, e della rabbia che può scaturire dalla castrazione di quella stessa libertà. Tutto in un’affascinante fotografia al lume di candela – o, purtroppo, di rogo.
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England, 1605: during the witch hunts era, young Evelyn's father, a Protestant pastor, steers her toward an arranged marriage with a young man from a good family. However, she falls in love with the humble Mary, whom she meets away from indiscreet eyes. It's a life doomed to secrecy, because the village community's discovery of the truth could have tragic consequences.
Set against the oppressive backdrop of a closed, dark world, suffocated by the moralistic bigotry of religion, the story of Evelyn (the legendary Bella Ramsay from Game of Thrones) is emblematic of the passionate desire for freedom even where one would least expect to find it, and of the rage that can arise from the castration of that very freedom. All this in a captivating cinematography by candlelight – or, sadly, by stake.
extra / La luce che copre le nostre ferite. Per Chiara Volpes / 21 febbraio 2026
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Sembra che sia un idillio: due donne si godono una luna di miele in un deserto incontaminato. Ma c’è qualcosa in quelle fragole che si imboccano a vicenda, sono loro probabilmente la scintilla per un viaggio acido e violento da cui non c’è via d’uscita.
Girato in pellicola, percorso da scariche elettriche misteriosissime, Ricochet assottiglia il confine fra amore e morte con enorme capacità dissimulativa, giocando di accostamenti subliminali e di scosse sotterranee. Il buio e la luce, la realtà e l’allucinazione, incastrano lo spettatore in una brevità lancinante e fuori controllo, tutt’altro che effimera, responsabile di una caduta libera per la quale non si nota nemmeno il tuffo di partenza, un mondo che si sbriciola in modo incontenibile.
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It seems like an idyll: two women enjoying a honeymoon in a pristine desert. But there’s something about those strawberries they feed each other, they’re probably the spark for a violent, acidic journey from which there’s no escape.
Shot on film, crossed by mysterious electrical discharges, Ricochet blurs the line between love and death with enormous dissimulation, playing with subliminal juxtapositions and subterranean shocks. Darkness and light, reality and hallucination, trap the viewer in a piercing, uncontrolled brevity, anything but ephemeral, responsible for a free fall from which one doesn’t even notice the initial plunge, a world that crumbles uncontrollably.
extra / La luce che copre le nostre ferite. Per Chiara Volpes / 21 febbraio 2026
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Tina è una food stylist annoiata dalla vita. Le sue giornate passano tra gli eventi dei suoi volgari committenti arricchiti e le bevute in solitaria sulla sua barca al largo dalle coste di Limassol, a Cipro. L’incontro inaspettato con Nadine può forse rompere la routine, e provare a scrivere una nuova storia che ri-elettrizzi l’immobilità quotidiana.
E così Alexandra Matheou rilancia il silenzio della vita della protagonista con le domande, i dialoghi, gli scambi fra lei e la sua nuova conoscenza, un incontro che ridà sapore alla vita e soprattutto, letteralmente, al cibo – quello che lei mangia in momenti prosaici, in contrapposizione a quello che deve dipingere su barocchi dolci da esposizione. Per non perdere la speranza di ridare energia alle cose.
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Tina is a food stylist bored with life. Her days are spent between attending events for her vulgar, wealthy clients and drinking alone on her boat off the coast of Limassol, Cyprus. An unexpected encounter with Nadine can perhaps break the routine and lead to a new story that re-energizes the daily immobility.
And so Alexandra Matheou revives the silence of the protagonist's life with questions, conversations, and exchanges between her and her new acquaintance, an encounter that restores flavor to life and, above all, literally, to food—the food she eats in prosaic moments, as opposed to the food she must paint on baroque, display-ready desserts. So as not to lose hope of restoring energy to things.
anteprime queer / 03 febbraio 2026
ticket online > https://rougeetnoirpalermo.18tickets.it/film/41056
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Colin è un ragazzo timido, si esibisce con il padre in un coro a cappella nel pub locale e sogna l’amore. Ray è un motociclista bello e tenebroso, quanto di più lontano si possa immaginare dal cantante introverso, ma anche lui è alla ricerca di qualcosa: un compagno da sottomettere, come gli altri biker gay del suo gruppo. Le regole del gioco sono chiare e accettate da entrambi: la relazione BDSM che si instaura tra i due vedrà Ray nel ruolo del dominatore e Colin in quello del sottomesso, ma questa dialettica riserverà a entrambi non poche sorprese, fino a costruire un’inconsueta storia d’amore nello stesso tempo tenera ed eccitante, esplicita e divertente. Tratto dal romanzo Box Hill di Adam Mars-Jones, premiato a Cannes 2025 per la miglior sceneggiatura nella sezione “Un certain regard”, l’opera prima di Harry Lighton racconta un’educazione sentimentale parlando di potere, di norma e trasgressione, decostruendo convenzioni e stereotipi e aprendosi alle infinite possibilità dell’amore. Una commedia romantica contemporanea, audace e chapliniana.
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Colin is a shy guy who performs with his father in an a cappella choir at the local pub and dreams of love. Ray is a handsome, brooding biker, as far removed from the introverted singer as you can imagine, but he too is looking for something: a partner to dominate, like the other gay bikers in his group. The rules of the game are clear and accepted by both: the BDSM relationship that develops between the two will see Ray in the role of the dominator and Colin in that of the submissive, but this dynamic will hold many surprises for both, leading to an unusual love story that is at once tender and exciting, explicit and entertaining. Based on Adam Mars-Jones' novel Box Hill, which won the award for best screenplay in the “Un Certain Regard” section at Cannes 2025, Harry Lighton's debut film tells a sentimental education story about power, norms, and transgression, deconstructing conventions and stereotypes and opening up to the infinite possibilities of love. A contemporary, daring, Chaplin-esque romantic comedy.
anteprime queer / 13 gennaio 2026
tickets online > https://www.liveticket.it/evento.aspx?Id=639733
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Andrés Roca Rey, il componente più giovane di una storica famiglia di matador, forse il “miglior torero al mondo”, deve prepararsi alla prossima corrida. Il costume stretto lo costringe a lunghe pratiche di vestizione, con l’aiuto della sua squadra di assistenti; il percorso verso il successivo “palcoscenico di sangue”, dove si scontrerà contro il prossimo toro, è una fase di incoraggiamento e motivazione da parte di allenatori e autisti. Dentro l’arena, sulla sabbia, ha poi inizio la performance, un rituale in cui affermare la propria solitaria onnipotenza, uno scontro ipnotico che il regista catalano Albert Serra visualizza come fosse un centro di gravità permanente. E non si sa più il confine fra finzione e documentario se la vita vera di un uomo di sangue e di spettacolo è una continua performance, un processo ossessivo di autoconvincimento, una sospensione dell’incredulità richiamata, di norma, dall’ammissione dei propri limiti. Un film potente, mesmerico, inquietante. Sulla solitudine del potere, vero o fittizio che sia.
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Andrés Roca Rey, the youngest member of a historic family of matadors, perhaps the "best bullfighter in the world", must prepare for the next bullfight. His tight costume forces him to undergo lengthy dressing procedures, aided by his team of assistants; the journey to the next "bloody stage", where he will face the next bull, is a time of encouragement and motivation from trainers and drivers. Inside the arena, on the sand, the performance begins, a ritual in which he asserts his solitary omnipotence, a hypnotic clash that Catalan director Albert Serra visualizes as if it were a permanent center of gravity. And the boundary between fiction and documentary is blurred if the real life of a man of blood and spectacle is a continuous performance, an obsessive process of self-persuasion, a suspension of disbelief usually prompted by the admission of one's own limitations. A powerful, mesmeric, and disturbing film. About the solitude of power, whether real or fictional.
anteprime queer / 12 dicembre 2025
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Siamo in un loft di New York nel 1974: fuori, il traffico della metropoli; dentro, l’incontro fra la giornalista Linda Rosenkratz e il fotografo Peter Hujar. Un incontro che è avvenuto davvero, registrato su cassetta e poi trascritto in un libro, Peter Hujar’s Day. Il fotografo, di solito occhio silenzioso fra gli eventi, finalmente prende la parola, e racconta una routine che col senno di poi è straordinaria: gli incontri (Allen Ginsberg, William Burroughs), le cene cinesi mangiate a casa, le telefonate, le sessioni in camera oscura.
Ira Sachs costruisce un film intorno alle parole (vere) del fotografo e della giornalista, un film che è una macchina del tempo. Hujar, morto ad appena 53 anni di AIDS, ha affrontato una vita piena di ingiustizie (furti di foto, lavori non pagati), e nel libro (così come nel film) può prendere la parola anche a fronte di una New York piena di grandi rumorose voci, di fronte alle quali lui sembra non potere nulla. Il ritratto che ne risulta è intimo, caloroso, confortevole, commovente, vivo.
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We are in a New York loft in 1974: outside, the traffic of the city; inside, the meeting between journalist Linda Rosenkratz and photographer Peter Hujar. A meeting that actually happened, recorded on cassette and later transcribed in a book, Peter Hujar's Day. The photographer, usually a silent eye on events, finally speaks up, and recounts a routine that in hindsight is extraordinary: the meetings (Allen Ginsberg, William Burroughs), the Chinese dinners eaten at home, the phone calls, the darkroom sessions.
Ira Sachs builds a film around the (real) words of the photographer and the journalist, a film that is a time machine. Hujar, who died at just 53 of AIDS, faced a life full of injustices (photo theft, unpaid work), and in the book (as in the film) he can speak out even in front of a city that’s full of loud voices, against which he seems powerless. The resulting portrait is intimate, warm, comfortable, moving, alive.
Sicilia Queer 2025 / 22 maggio 2025
direttore artistico / artistic direction
Andrea Inzerillo
direzione organizzativa / organizational direction
Giorgio Lisciandrello
festival coordinator
Etrio Fidora
assistente alla direzione organizzativa / organizational direction assistant
Maja Olah
programmer
Lorenzo Dell’Agnello, Marco Grifò, Susan Sabatini, Eleonora Santamaria in collaboration with Giorgio Lisciandrello, Roberto Nisi, Pietro Renda
programmer queer short
Elvira Del Guercio, Dafne Leda Franceschetti, Emilien Gür, Roberto Rippa, Chiara Volpes
guest programmer
Călin Boto, Matteo Giampetruzzi
retrovie italiane
Umberto Cantone
arti visive / visual arts
Alessandro Pinto
progetto grafico / graphic design
Donato Faruolo
ufficio stampa / press office
Giovannella Brancato, Ada Tullo
sponsor and partnership
Etrio Fidora
webmaster
Roberto Speziale, Vertigo
social media manager
Lorenzo Romeo
movimentazione copie / copy handling
Vittoria De Stefani, Giuliana Scolaro
biglietteria / ticket office
Roberta Gurgone
organizzazione / organization
Associazione Culturale Sicilia Queer, SUDTITLES S.r.l.
organizzazione generale e ospitalità / general organization and welcoming
Etrio Fidora, Maja Olah
responsabile ospitalità / hospitality manager
Carla Morello
responsabile sicurezza e sostenibilità ambientale / safety and environmental sustainability manager
Angelo De Stefani
responsabile proiezioni arena / outdoor screenings manager
Roberto Franzitta
allestimenti spazi festival / spaces set up
Ital Rent
sottotitoli / subtitles
Sudtitles Srl, Vittoria De Stefani
traduzioni sottotitoli e interpretariato
Vittoria De Stefani (coordinamento) Paola Aquilia, Irene Campagnano, Yari Caronna, Bruna Ciminato, Alessia Corrente, Adriana D’Angelo, Marco Grifò, Dalila Maria Iannuzzo, Miriam Letizia Spoto, Gabriele Uzzo (sottotitoli inclusivi, together with Enrico Giglia)
segretaria di giuria / jury secretary
Maja Olah
web tv
Gioele Sanzeri
videomaker web tv
Alessio Cimino, Bernardo Giannone, Martina Raimondi, Claudia Rizzo, Gianmarco Spina, Claudia Viani
motion graphic
Pietro Catalano
foto / photo
Ester Di Bona, Daniele Cannavó, Simona Mazzara, Luca Vitello
podcast corner
Matteo Arcamone, Leo Canali, Marco Grifò
proiezioni / screenings
Danilo Flachi
premi / awards
Daniele Franzella, Vincenzo Vizzari – Cittacotte
closing party
DJ Sleepy, Dario Mangiaracina
comunicazione generale / general communication
Associazione Culturale Sicilia Queer
stagisti
Lucia Dec-Prat, Maja Olah, Keyra Jasmin Tituana Saravino, Alessio Cimino, Gianmarco Spina
coordinamento volontar* / volunteers coordination
Gaia Salamone
volontar* / volunteers
Antonino Aiello, Salvatore Amico, Sofia Anselmo, Bianca Arnold, Julie Audouin, Luca Avanzato, Moss Berke, Carla Burgio, Cristopher Candela, Emilia Cipolla, Emma Comparetto, Emilio D’Alessandro, Gwendy Davenport, Silvio Di Trapani, Chiara Falco, Augustina Fiorda, Milagros Franza, Roberto Franzitta, Sofia Galipò, Sara Pamela Gradito, Josephine Groz, Giovanni Guacci, Massimo Guercio, Roberta Gurgone, Erika Iaria, Justina Klybaitè, Beatrice Lezzi, Daniele Mannino, Leonardo Marino, Sofia Marino, Nicola Mecca, Fabrizio Messina, Bianca Militello, Mattia Monteleone, Carla Morello, Nicolas Nardi, Nuria Puente, Chiara Rapisardi, Veronica Rinaldi, Loredana Ristucci, Sara Santolieri, Biagio Sirna, Alice Tedesco, Flaminia Trapani, Gaia Troisi, Ludovica Turturici, Daniele Viterbo, Georgia Walker, Giuliana Zungri
catalogo
a cura di / edited by Andrea Inzerillo | coordinamento redazionale / editorial coordination Marco Grifò | redazione testi / texts Fulvio Abbate, Călin Boto, Simone Bozzelli, Umberto Cantone, Giulia Cosentino, Serge Daney, Jacques Demy, Donato Faruolo, Etrio Fidora, Francesco Foschini, Matteo Giampetruzzi, Marco Grifò, Andrea Inzerillo, Ruska Jorjoliani, Nuno Leonel, Jean Narboni, Margherita Panizon, Alessandro Pinto, Joaquim Pinto, Lorenzo Quagliozzi, Serge Toubiana | schede / film records Călin Boto, Lorenzo Dell’Agnello, Matteo Giampetruzzi, Marco Grifò, Pietro Renda, Susan Sabatini, Eleonora Santamaria | traduzioni / translations Bianca Arnold, Moss Berke, Arturo Biagi, Marco Grifò, Alessandra Meoni | revisioni / revisions Bianca Arnold, Moss Berke, Lucia Dec-Prat | impaginazione / typesetting Donato Faruolo
trailer
Laura Citarella
CLOSING PARTY / 17 maggio 2025
Chiusura musicale per la quindicesima edizione del festival (il 31 maggio, dalle 22.30, AVERNA SPAZIO OPEN - ingresso libero) con il closing party It's a wrap! Sicilia Queer Closing Party, con dj set a cura di DJ Sleepy e Dario Mangiaracina (La rappresentante di lista).
eterotopie / Georgia / 16 maggio 2025
interverranno l* regista Elene Naveriani, la scrittrice Ruska Jorjoliani e la regista Tiku Kobiashvili
Un incontro per approfondire, per raccontare, per conoscere meglio cosa accade in Georgia da qualche tempo a questa parte: con il cinema, attraverso il cinema, in dialogo con l* regist* Elene Naveriani e Tiku Kobiashvili e con la curatrice della sezione Eterotopie del Sicilia Queer 2025 Ruska Jorjoliani.
UNDER QUEER / 16 maggio 2025
UNDER QUEER progetto realizzato con il sostegno di SIAE e del MiC nell’ambito del programma “Per Chi Crea”
#PerChiCrea / #MinisteroDellaCultura / #SIAE
modera Alessandro Del Re
intervengono insieme a Simone Bozzelli, Giulia Cosentino, Etrio Fidora, Margherita Panizon, Lorenzo Quagliozzi
i produttori Christos Acrivulis, Raffaella Milazzo, Laura Romano
Cosa si deve fare in Italia se si è un* regista emergente e si vuole prodotto il proprio lavoro? Under Queer è il contesto in cui sarà possibile aprire un dialogo fra l* giovani regist* protagonist* della rassegna e tre produttori che lavorano a livello nazionale e internazionale.
UNDER QUEER / 16 maggio 2025
UNDER QUEER progetto realizzato con il sostegno di SIAE e del MiC nell’ambito del programma “Per Chi Crea”
#PerChiCrea / #MinisteroDellaCultura / #SIAE
Simone Bozzelli, Giulia Cosentino, Etrio Fidora, Margherita Panizon, Lorenzo Quagliozzi incontrano student* dell’Accademia di Belle Arti di Palermo e dell’Università di Palermo
Come nasce un progetto? Qual è il processo di scrittura di un film? Cosa porta un’idea a concretizzarsi in un soggetto fino a trasformarsi definitivamente? In questo incontro, pensato specificamente per studentesse e studenti che si formano in cinema e audiovisivo, un confronto tra generazioni vicine.
premio Nino Gennaro / 16 maggio 2025
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È lo stesso Nino Gennaro a leggere i suoi testi, a darsi corpo e voce alla videocamera, nella sua casa nel centro storico di Palermo. La virtualità dell’immagine elettronica sottolinea, risolve e dissolve la figura di Nino, entra ed esce, mostra ciò che non si vede e nasconde il percepibile, lascia che la parola racconti semplice e struggente.
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It’s Nino himself that reads his texts, devoting himself, body and voice, to the camera, in his house in the historic centre of Palermo. The virtuality of the electronic image underlines, solves and dissolves Nino’s figure, it goes in and out, shows what we can’t see and hides the perceptible, lets the word tell the story, easily and heart rending.
UNDER QUEER / 16 maggio 2025
UNDER QUEER progetto realizzato con il sostegno di SIAE e del MiC nell’ambito del programma “Per Chi Crea”
#PerChiCrea / #MinisteroDellaCultura / #SIAE
modera Bianca Arnold
intervengono insieme a Simone Bozzelli, Giulia Cosentino, Etrio Fidora, Margherita Panizon, Lorenzo Quagliozzi
i critici cinematografici Marco Grifò, Matteo Arcamone
Cinema d’Autore e cinema industriale, cinema politico e cinema del disimpegno: svariate polarità interesseranno il primo incontro della sezione Under Queer, per scoprire come i più giovani che fanno cinema in Italia vedono alcuni dei massimi sistemi della Settima Arte.
arti visive / 15 maggio 2025
dal 25 maggio al 28 giugno 2025
inaugurazione: 24 maggio 2025 ore 19
nei giorni del festival: ore 18 - 21
ingresso libero
7 giugno ore 19
performance di Roberto Orlando, “Herzhaus”
Nella critica letteraria il “Wendepunkt” indica il punto di svolta di una narrazione, il momento in cui le traiettorie narrative di personaggi o contesti prendono una direzione non preventivata e si evolvono in una nuova sintassi. I due artisti in mostra, Antonia Gruber (Remscheid, 1993) e Roberto Orlando (Palermo, 1996), informano nelle loro opere il punto di svolta, il cambiamento, sia a livello estetico che formale. Antonia Gruber presenta fotografie, installazioni e video che riflettono sul ruolo della donna tra realtà e finzione. Roberto Orlando presenta un’installazione che verrà attivata attraverso performance e delle opere pittoriche in cui mette in scena atti antropici legati al mondo delle piante, non visto però attraverso metamorfosi intrinseche, ma esasperando i meccanismi alternativi alla produzione e riproduzione delle piante proponendo metaforicamente nuove risposte alle questioni sociali inerenti la diversità e l’identità di genere.
letterature queer / 15 maggio 2025
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Relazioni usurate, fra l’ex insegnante Leonardo e il compagno, o incrinate, fra l’agente Diego e la fidanzata, e fra il sovrintendente di polizia Demetrio e il figlio, si intrecciano all’indagine sull’assassinio di Diego a casa di Leonardo. Le vicende si svolgono in un Paese guidato da un governo di ispirazione clericale, che si avvia verso politiche autoritarie e liberiste, entro una cornice ambiguamente rétro. Tutto inizia con la diffusione di alcune e-mail sulle indagini, divergenti, della commissaria Petrotta col sovrintendente da un lato, e del questore dall’altro, riguardanti anche l’ipotesi di un gruppo eversivo. La trama si snoda tra i capitoli oggettivi delle e-mail e quelli di una voce narrante che cerca di colmare le lacune dei resoconti e i silenzi di chi non può o non vuole farsi trovare. Sullo sfondo, le violenze compiute dalle forze dell’ordine durante una manifestazione dell’anno precedente, in cui sono stati coinvolti, a vario titolo, alcuni dei personaggi. Una narrazione che fonde in un unico arco temporale momenti diversi di un trentennio di democrazia, proponendosi al lettore come un paradossale romanzo storico.
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Worn relationships, between the former teacher Leonardo and his partner, or strained ones, between the agent Diego and his girlfriend, and between the police superintendent Demetrio and his son, are intertwined with the investigation into Diego's murder at Leonardo's house. The events take place in a country led by a clerical-inspired government, which is moving towards authoritarian and liberal policies, within an ambiguously retro framework. It all begins with the release of some emails on the divergent investigations of Commissioner Petrotta with the superintendent on one side, and the police commissioner on the other, also concerning the hypothesis of a subversive group. The plot unfolds between the objective chapters of the emails and those of a narrative voice that tries to fill the gaps in the reports and the silences of those who cannot or do not want to be found. In the background there is the violence committed by the police during a demonstration the previous year, in which some of the characters were involved, in various capacities. A narrative that merges different moments of thirty years of democracy into a single time frame, presenting itself to the reader as a paradoxical historical novel.
letterature queer / 15 maggio 2025
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«Per ricordare Nino Gennaro a trent’anni dalla morte e in occasione del premio a lui intitolato dal Sicilia Queer filmfest, che quest’anno mi viene conferito, ho voluto raccogliere in questo libro una selezione di sue lettere a me inviate, scritte durante il periodo della malattia tra il 1991 e il 1995. Piuttosto che tenerle chiuse in un cassetto, ho sentito il bisogno di condividerle con coloro che vorranno leggerle, perché credo che, oltre ad essere testimonianza viva di una profonda amicizia accomunata da un progetto teatrale che proprio in quegli anni cominciava a svilupparsi, rivelino uno spessore umano e poetico di rara e lucida intensità; una voce di fine Novecento di cui oggi più che mai si sente la mancanza. Il libro si avvale di un’illuminante prefazione di Lina Prosa; di un mio testo scritto in forma di lettera rivolto a Gennaro, dei preziosi contributi di Silvio Benedetto, Giuseppe Cutino, Massimo Milani e Andrea Inzerillo; oltre ad una serie di fotografie di Letizia Battaglia, Riccardo Liberati, Achille Le Pera, Gianluca Benedetti, alcune mie e di altri» (Massimo Verdastro).
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«To remember Nino Gennaro thirty years after his death and on the occasion of the award named after him by the Sicilia Queer Filmfest, which is being awarded to me this year, I wanted to collect in this book a selection of his letters sent to me, written during the period of his illness between 1991 and 1995. Rather than keeping them locked away in a drawer, I felt the need to share them with those who want to read them, because I believe that, in addition to being a living testimony of a deep friendship united by a theatrical project that was just beginning to develop in those years, they reveal a human and poetic depth of rare and lucid intensity; a voice from the late twentieth century that is missed today more than ever. The book benefits from an illuminating preface by Lina Prosa; a text of mine written in the form of a letter addressed to Gennaro, the precious contributions of Silvio Benedetto, Giuseppe Cutino, Massimo Milani and Andrea Inzerillo; as well as a series of photographs by Letizia Battaglia, Riccardo Liberati, Achille Le Pera, Gianluca Benedetti, some of mine and others" (Massimo Verdastro).
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