panorama queer / corpi nella lotta / 12 maggio 2025
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[ita]
Prodotto per la rete britannica Channel 4 nel 1984, Bright Eyes è un’opera illuminante, fondamentale nella comprensione della dimensione storica e culturale della crisi dell'AIDS. Il film del cineasta e attivista inglese Stuart Marshall si concentra sulla rappresentazione mediatica dei primi anni dell'epidemia, prendendo in esame gli elementi che hanno concorso a costituire la narrazione giornalistica di una “peste gay” e dunque la proliferazione di pregiudizi omofobi e discriminatori.
Guardando all’AIDS nella cornice di una più ampia analisi della relazione tra omosessualità e malattia e della continuità storica della sua persecuzione, Marshall usa un dispositivo saggistico e ibrido, che unisce riflessioni, studi scientifici, interviste e un excursus sulla figura di Magnus Hirschfeld e sulla Germania nazista, componendo una lucida disamina del contesto stigmatizzante dell'epidemia.
[eng]
Produced for Britain’s Channel 4 in 1984, Bright Eyes is an illuminating and seminal work in understanding the historical and cultural dimensions of the AIDS crisis. The film by British filmmaker and activist Stuart Marshall focuses on the media representation of the early years of the epidemic by examining the elements that contributed to the journalistic narrative of a “gay plague”, and thus the proliferation of homophobic and discriminatory prejudices.
Looking at AIDS within the framework of a broader account of the relationship between homosexuality and disease and the historical continuity of its persecution, Marshall employs a hybrid and essayistic device, including reflections, scientific studies, interviews and an excursus on the figure of Magnus Hirschfeld and on Nazi Germany, and elaborating a lucid examination of the stigmatising context of the epidemic.
panorama queer / corpi nella lotta / 10 maggio 2025
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Un insistente e destabilizzante flusso di parole enuncia la realtà dell’AIDS come crisi sanitaria e culturale, toccando temi come l’accesso a cure e trattamenti, lo stigma, il sensazionalismo mediatico, la ricerca di capri espiatori, la retorica colonialista occidentale, il lavoro sessuale. Il suono lavora sul livello dell’esperienza personale, con frammenti audio di Derek Jarman e David Wojnarowicz.
L’opera del cineasta sperimentale yann beauvais, che offre una pluralità di punti di vista sull’epidemia, è un potente pamphlet cinematografico, o, nelle parole dello stesso autore, un ciné-tract, che riprende l’urgenza e l’immediatezza del cinema militante sessantottino. Nonostante abbia prodotto questo film nel 1997, un anno dopo l’avvento delle prime terapie antiretrovirali HAART, beauvais muove dalla certezza che la crisi dell’AIDS è lungi dal dirsi conclusa.
[eng]
An insistent and destabilising stream of words enunciates the reality of AIDS as a health and cultural crisis, touching on issues such as access to care and treatment, stigma, sensationalism in the media, scapegoating, western colonialist rhetoric, and sex work. The sound works on the level of personal experience, with audio fragments by Derek Jarman and David Wojnarowicz.
This work by experimental filmmaker yann beauvais, which provides a plurality of viewpoints on the epidemic, is a powerful cinematographic pamphlet, or, in the author's own words, a ciné-tract, which recaptures the urgency and immediacy of militant 1968s cinema. Despite having produced this film in 1997, a year after the advent of the first HAART antiretroviral therapies, beauvais works from the conviction that the AIDS crisis is far from over.
panorama queer / corpi nella lotta / 10 maggio 2025
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Costruito su frammenti di articoli di giornale e programmi omofobi e discriminatori, Snow Job è un mosaico visivo e sonoro della narrazione mediatica dominante durante i primi anni dell’epidemia di AIDS negli Stati Uniti. Il tono isterico e sensazionalista dei media, che trasformano la crisi in intrattenimento, contribuisce a diffondere pregiudizi, stigma e colpevolizzazione.
Barbara Hammer analizza e decostruisce questa retorica attraverso un montaggio irregolare, focalizzandosi su elementi strutturali dell’immagine come i pixel del video e giocando con l’estetica della neve – che rimanda tanto ai ritagli di giornale come alla mancanza di segnale televisivo –, per evocare la proliferazione allarmista di notizie e per denunciare la manipolazione dell’informazione in funzione dello spettacolo giornalistico.
[eng]
Made of fragments of homophobic and discriminating media articles and broadcasts, Snow Job is a patchwork of the dominant storytelling of the early years of the AIDS epidemic in the United States. The hysterical and sensationalist tone of the media, which turned the crisis into entertainment, contributed to spreading prejudice, stigma and guilt.
Barbara Hammer analyses and deconstructs this rhetoric through irregular editing, focusing on structural elements of the image such as the pixels of the video and playing with the aesthetics of snow – which refers to both newspaper clippings and the lack of television signal –, to evoke the alarmist proliferation of news and to denounce the manipulation of information for the sake of journalistic spectacle.
panorama queer / corpi nella lotta / 10 maggio 2025
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Il performer e drammaturgo Neil Bartlett interpreta un eccentrico docente di Newcastle che nel corso di un’esilarante intervista tenta goffamente di nascondere la propria omosessualità. Le testimonianze esagerate dei suoi studenti raccontano che l'arrivo del nuovo professore ha sconvolto positivamente le loro vite e le identità di amic* e parenti nel raggio di dodici miglia.
Realizzato in risposta all’articolo 28, con cui nel 1988 il governo britannico vietava la “promozione dell’omosessualità” nelle scuole, questo corto satirico spinge al parossismo l’idea che l’omosessualità si diffonda come una malattia contagiosa. Giocando con il linguaggio delle finte interviste e un tono malizioso e irriverente, Stuart Marshall prende in giro l’ignoranza, il pregiudizio e l’omofobia, firmando una tagliente critica al governo conservatore dell’epoca.
[eng]
Performer and playwright Neil Bartlett plays an eccentric professor at Newcastle who, over the course of a hilarious interview, clumsily attempts to hide his homosexuality. The exaggerated testimonies of his students recount that the new professor's arrival has positively disrupted their lives, and identities of all friends and relatives within a twelve mile radius.
Made in response to Article 28, by which the British government banned the “promotion of homosexuality” in schools in 1988, this satirical short makes fun of the idea that homosexuality spreads like a contagious disease. Playing with the device of fake interviews and a malicious and irreverent tone, Stuart Marshall ridicules ignorance, prejudice and homophobia, delivering a scathing critique of the Conservative government of the time.
panorama queer / corpi nella lotta / 10 maggio 2025
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L’artista e attivista statunitense David Wojnarowicz parla direttamente alla camera, accusando ferocemente l’omofobia del governo e della cultura statunitensi rispetto all’epidemia di AIDS. In un disperato e intenso monologo, che muove dalla tragica coscienza di una morte prossima, Wojnarowicz lascia trasparire rabbia e frustrazione, smaschera l’ipocrisia e il perbenismo della “società malata” che lo circonda, ed evoca potenti descrizioni del desiderio sessuale.Utilizzando la cornice visiva del non-luogo della televisione, veicolo dominante della cultura di massa, e attraverso la struttura non lineare e frammentata del racconto orale, Tom Rubnitz e Wojnarowicz tessono un canto alla rabbia e all’erotismo come armi politiche dell’attivismo queer.
[eng]
The American artist and activist David Wojnarowicz speaks directly to the camera, fiercely accusing the US government and culture of homophobia in relation to the AIDS epidemic. In a desperate and intense monologue, prompted by a tragic awareness of impending death, Wojnarowicz reveals anger and frustration, exposes the hypocrisy and prissiness of the “diseased society” around him, and evokes powerful descriptions of sexual desire.
Using the aesthetic framework of the non-site of television, the dominant vessel for mass culture, and through the non-linear, fragmented structure of oral storytelling, Tom Rubnitz and Wojnarowicz weave a song to anger and eroticism as the political weapons of queer activism.
panorama queer / corpi nella lotta / 10 maggio 2025
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Le immagini sensuali e sessuali dei corpi di due ragazze nello spazio intimo della loro casa si alternano alle figure austere di alcuni poliziotti, filmati durante la manifestazione di Act Up al municipio di New York (Target City Hall) nel 1989. Il teso dialogo tra queste sequenze antitetiche è accompagnato da testi in sovraimpressione, estratti di leggi o sentenze contro l’omosessualità, il sesso anale, l’aborto, la pornografia e il lavoro sessuale, come l’Helms Amendement Act o la Sodomy Law.
La produttrice e documentarista Catherine Gund Saalfield e l’artista Zoe Leonard, militanti nel Women’s Caucus di Act Up, non solo evocano e denunciano il controllo e la criminalizzazione della sessualità dissidente e del corpo femminile, ma rivendicano anche il superamento del binomio tra pubblico e privato, tra personale e politico, leitmotiv ipocrita e moralista della destra statunitense.
[eng]
Sensual and sexual images of the bodies of two girls in the intimate space of their home alternate with the stark figures of some policemen, filmed during an Act Up demonstration at New York's City Hall (Target City Hall) in 1989. The tension-loaded dialogue between these contrasting sequences is accompanied by overlay texts, excerpts from laws or court sentences against homosexuality, anal sex, abortion, pornography and sex work, such as the Helms Amendement Act or the Sodomy Law.
Producer and videomaker Catherine Gund Saalfield and artist Zoe Leonard, activists in the Women's Caucus of Act Up, not only denounce the control and criminalisation of dissident sexuality and the female body, but also demand the overcoming of the duality of public and private, personal and political, that pervades the hypocritical and moralistic rhetoric of the American right.
panorama queer / corpi nella lotta / 10 maggio 2025
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Durante l’epidemia di AIDS, i media mainstream propongono un’analisi eterocentrica della malattia e non esitano a sfruttare la morte per fini commerciali. Final Solutions, ultimo capitolo della Aids Trilogy, mette in discussione le menzogne e le ipocrisie del tempo, concentrandosi sulla realtà del consumismo televisivo della società reaganiana.
Muovendo dalla constatazione che nell’epoca neoliberista l’essere umano, il sesso, l’arte, la malattia e la cura sono merci in vendita, Tartaglia dimostra che la “soluzione finale” del capitalismo è assimilare ogni cosa, usando la paura della morte come arma per riprodursi. Realizzato con tecniche sperimentali, il film combina una critica feroce alla cultura consumistica e alla mostruosità dell’universo pubblicitario – smascherato, grazie anche al riuso di immagini televisive, nelle sue narrazioni contraddittorie – con un invito alla resistenza politica.
[eng]
During the AIDS epidemic, the mainstream media propounded a heterocentric account of the disease and did not hesitate to exploit death for commercial purposes. Final Solutions, the final chapter of the AIDS Trilogy, questions the lies and hypocrisies of that time, focusing on the reality of the televised consumerism of Reagan society.
Assuming that in the neoliberal era the human being, sex, art, disease and cure are all commodities for sale, Tartaglia shows that capitalism's “final solution” is management of all situations through enforced assimilation using death-terror as the weapon. Made with experimental techniques, this film combines a ferocious critique of consumer culture and the monstrosity of the advertising industry - exposed, through TV images, in its contradictory narratives - with an invitation to political resistance.
panorama queer / corpi nella lotta / 10 maggio 2025
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Ecce Homo si apre con l’immagine del secondino di Un chant d’amour di Jean Genet, che nella reinterpretazione di Tartaglia si trasforma in un simbolo della criminalizzazione e il controllo della sessualità queer. Tramite un collage di frammenti di film pornografici gay degli anni ’70 e una voce che evoca, in un flusso di parole, i protagonisti di un racconto repressivo – “the cop”, “the police”, “the power”, “the doctor” – Tartaglia riflette sull’atto di guardare e rappresentare il sesso.Realizzato con una stampante ottica, strumento per la riproduzione di immagini, su pellicola 16 mm, che rende palpabile la materialità dei corpi e i loro fluidi, il secondo capitolo della sua trilogia sull’AIDS è un’ode provocatoria alla rappresentazione queer e un’accusa all’isteria sul sesso gay che, con la scusa di un’emergenza sanitaria, è visto come intrinsecamente malato, pornografico o, nella migliore delle ipotesi, una minaccia alla salute pubblica.
[eng]
Ecce Homo begins with the image of the prison guard from Jean Genet's Un chant d'amour, who, in Tartaglia's reinterpretation, becomes a symbol of the criminalisation and control of queer sexuality. Through a collage of fragments of gay pornographic films from the 1970s and a voice that recalls, in a verbal stream, the protagonists of a punitive narrative – "the cop", "the police", "the power", "the doctor" – Tartaglia reflects on the act of watching and representing sex
Made using an optical printer, a tool for the reproduction of images, on 16 mm film, which makes the materiality of bodies and their fluids tangible, the second chapter of his AIDS trilogy is a provocative ode to queer representation and an indictment of the hysteria that, under the excuse of a medical emergency, portrays gay sex as intrinsically diseased, pornographic or, at best, a public health hazard.
panorama queer / corpi nella lotta / 10 maggio 2025
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Anthem è un video sperimentale e musicale che unisce le voci di cinque poeti afroamericani, i cui versi si susseguono non linearmente tra scomposizione e ripetizione, a immagini di danza, scene sensuali e simboli politici, come la bandiera panafricana, il triangolo rosa di Act Up, il motto Silenzio = Morte.
La musica ritmata scandisce i livelli simbolici dell’opera, che, attraverso un gioco di associazioni visive, rivendica il valore politico dell’utopia, immagina una liberazione queer e annuncia una nuova idea di mascolinità. Marlon Riggs, il cui lavoro a metà tra attivismo e videoarte ha testimoniato l’impatto dell’AIDS nella comunità afroamericana, tesse un’ode all’amore tra uomini, celebra i movimenti queer e la lotta all'HIV e invita a una rivoluzione intersezionale.
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Anthem is an experimental and musical video that combines the voices of five African-American poets, whose verses alternate non-linearly between fragmentation and repetition, with images of dance, sensual scenes and political symbols, such as the Pan-African flag, the pink triangle of Act Up, the slogan Silence = Death.
Rhythmic music punctuates the symbolic levels of the work, which, through a play of visual associations, claims the political value of utopia, imagines a queer liberation and announces a new idea of masculinity. Marlon Riggs, whose work somewhere between activism and video art documented the impact of AIDS in the African-American community, weaves an ode to love between men, celebrates queer activism and the fight against HIV, and calls for an intersectional revolution.
panorama queer / corpi nella lotta / 10 maggio 2025
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«Quattro medici su cinque raccomandano l’astinenza sessuale per gli uomini gay!», «I buoni gay sono monogami e assimilabili agli etero». La retorica eteronormativa usa la crisi dell’AIDS per demonizzare la sessualità queer. A.I.D.S.C.R.E.A.M., il primo capitolo della Aids Trilogy di Jerry Tartaglia, che nella sua opera ha instancabilmente associato la pratica sperimentale alla coscienza politica queer, è una risposta rabbiosa al fenomeno politico della malattia e un ricordo dei suoi amici scomparsi. L’associazione tra sesso, peccato e morte o quella tra medicina e morale che attraversano le retoriche ultrareligiose e bigotte dell’epoca sono decostruite attraverso immagini e suoni che non si limitano alla denuncia, ma rileggono e ribaltano la stessa narrazione epidemica. Tartaglia celebra la sessualità queer, descritta come un virus e un pericolo dalla cultura eteropatriarcale.
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«Four out of five doctors recommend no sex for gay men», «Good gays are monogamous and straight looking». The heteronormative rhetoric uses the AIDS crisis to demonise queer sexuality. A.I.D.S.C.R.E.A.M., the first chapter of The AIDS Trilogy by Jerry Tartaglia, who has relentlessly linked experimental practice with queer political awareness in his work, is a raging response to the politics of the disease and a tribute to his dead friends. The association between sex, sin and death or that between medicine and morality that run through the ultra-religious and bigoted rhetoric of the time are deconstructed through images and sounds that do not limit to denunciation, but reinterpret and overturn the epidemic narrative itself. Tartaglia celebrates queer sexuality, described as a virus and a danger by hetero-patriarchal culture.
panorama queer / corpi nella lotta / 10 maggio 2025
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In questa ironica rilettura musical di Morte a Venezia, Aschenbach soccombe a un attacco di “ADS” (Acquired Dread of Sex) – la “peste dei bigotti” e di chi teme il sesso –, una malattia satirica che si contrae leggendo il Toronto Sun, andando a messa, guardando troppa televisione o ascoltando i discorsi di Ronald Reagan. Nel frattempo, il giovane Tadzio scopre l’utilità del preservativo, che diventa il suo accessorio preferito.
Attraverso un fantasioso détournement di Mann e Visconti, il cineasta canadese John Greyson, il cui lavoro irriverente e politicamente radicale è indissolubilmente legato alla lotta all’HIV/AIDS, realizza una dissacrante parodia della paura e del panico indotti dai media durante la crisi dell'AIDS, smascherando la sessuofobia e il moralismo dilaganti e promuovendo pratiche sessuali più sicure.
[eng]
In this ironic musical reinterpretation of Death in Venice, Aschenbach succumbs to an attack of “ADS” (Acquired Dread of Sex) – the “plague of bigots” and those who fear sex –, a satirical disease that one contracts by reading the Toronto Sun, going to mass, watching too much television or listening to Ronald Reagan's speeches. Meanwhile, young Tadzio discovers the usefulness of condoms, which become his favourite thing to wear.
Through an imaginative détournement of Mann and Visconti, Canadian filmmaker John Greyson, whose irreverent and politically radical work is inextricably linked to the fight against HIV/AIDS, makes an irreverent parody of the media-induced fear and panic during the AIDS crisis, unmasking the pervasive sexophobia and moralism and promoting safer sex practices.